VILLADORO. Tavolate di S. Giuseppe, la tradizione si rinnova

villadoro_tavoata_s_giuseppe_2Sono in corso i preparativi della sesta “Tavolata di San Giuseppe” a Villadoro, piccolo paesino dell’entroterra siciliano.
Fra le colline della Sicilia interna tutta la comunità operosa dei villadoresi è impegnata per devozione al ”santo lavoratore”, il patriarca San Giuseppe, che andrà in processione il primo Maggio, come succede ad Alimena(Pa) .

A Villadoro il comune sentire è quello del santo come protettore dei lavoratori, le promesse o ”promusioni” sono per di un periodo ricco di lavoro. Il cadere di questa tradizione nel periodo primaverile rappresenta proprio il rifiorire di quello che sarà l’anno festivo villadorese.

Da sempre si celebra questo santo, ma di recente la tavolata, ha subito un mutamento ad opera della collettività che ha iniziato ad allestirla non più nelle singole case ma presso il ricovero parrocchiale.  Questa trasformazione è stata anche opera dell’ex parroco don Antonio Costa e oggi rimane attiva e vitale.

Fra le forme rimaste una costante di questo rito sono gli alimenti destinati al banchetto (minestra di pasta lenticchie e finocchietto selvatico, baccalà fritto contorno di finocchio bollito, pane benedetto vino rosso e arancia), l’altare accanto al santo posto infondo ad una nicchia nel ricovero parrocchale è allestito con le ”coddure” (impasto di acqua farina lievito e sale elaborato in sculture), le primizie , prodotti del luogo e dolci.

La fase più interessante della tavolata è proprio quella della preparazione che coinvolge il paese.

Il comitato subito dopo la Pasqua affigge presso i bar del paese l’avviso ”chiunque desidera partecipare può segnalare la sua disponibilità alla cellula comunicazione della Chiesa di San Giovanni Battista”.

Successivamente si organizza la programmazione delle attività e viene affisso un secondo avviso. È interessante osservare come questa prassi di pubblicazione non si fermi solo alla promozione tramite ”affissione” ma che si sia trasformata diventando anche ”social” e virtuale fra i primi passaggi quindi c’è quello di far sapere che anche quest’anno due settimane dopo la Pasqua si ”farà San Giuseppe” e quindi uscirà fuori l’evento dal gruppo Facebook di Villadoresi nel Mondo dove tutti i villadoresi immigrati altrove potranno piacevolmente condividere questo periodo di cesura sociale e unione con il sacro.
La data della tavolata non è fissa, dipende tutto dal finocchio e dalla Pasqua dice uno degli organizzatori intervistati durante la tavolata del 2014 : ”si fa due settimane dopo la Pasqua”.

Il Finocchietto selvatico (Foeniculum) è l’ingrediente principale, liberamente disponibile nelle campagne si inizia la cerca e sono tutti a parteciparvi. Si narra che Prometeo volle nascondere in un gambo una scintilla rubandola a Zeus, fu così che nacque il fuoco e Prometeo divenne per i greci il padre della gastronomia.
Anticamente presso i romani si sosteneva che fosse fonte di forza e vigore, necessari quindi al lavoro fra i campi. Oggi questo ortaggio è il re del banchetto villadorese in presenza di ”Giusippuzzu”. Le donne poi lo puliscono e pregano e quello del lavoro di pulizia diventa un importante momento di condivisione come anche la frittura del baccalà.

La frittura del baccalà è fatta altrove e come uno sciame il rumore inonda i tuffi del baccalà nell’olio caldo, anche qui sono le donne a lavorarlo.
Infine tutto, o quasi, è pronto ma il giorno prima la signora Antonella aveva fatto il pane in casa anche lei facendosi il segno della croce. In località Praniera si vive ancora in un mondo ricco di ruralità immerso nelle tradizioni la madre insegna alla figlia e come custodi di antichi usi si trasforma il grano in pane, esso sarà come in altre famiglie il mezzo di scambio fra Dio e uomo.

Distante da questo luogo nel panificio dei Duca, altre villadoresi preparano le creazioni di pane scolpito (Coddure) sono la varva, gli strumenti da lavoro, la scala, il nome di San Giuseppe (SGP), l’altare è allestito con tovaglie di lino che sono appositamente donate per questo giorno.

Intervistando una signora mi disse: ”gli attrezzi servono per il buon lavoro e la scala permette al santo di scendere fra noi”

A questo punto il finocchietto è stato pulito, il baccalà è stato infarinato e fritto, l’altare è pronto e il ricovero allestito.

Gli uomini inziano a preparare il fuoco sono bolliti i finocchi e le lenticchie la sera prima. Si trasforma ciò che era crudo e in natura, in cotto da consumare davanti alla statua del santo.

Poi alle diciotto del giorno prima si dice la messa presso il ricovero, nuovamente l’indomani mattina il prete benedice il fuoco e il cibo.

Per primi ad essere serviti sono tutti quelli che materialmente non sono potuti essere presenti perchè malati e anziani.
A turno arrivano i commensali e le donne sono serve, cioè strumento di devozione verso chi avrà consumato a tavola tanto lavorio, più queste si impegneranno più Sangiusippuzu ci darà a pruvvidenzia necessaria perchè tutto migliori e sia sopportabile durante l’anno avvenire.

Gli aspetti di analisi sono plurimi: Villadoro si conferma una comunità ancorata al lavoro agrario, ma in via di sviluppo con nuove tecniche, mutano alcuni sensi ma permangono qui in larga parte le forme arcaiche di una micro socetà e della sua cultura. Esiste attorno alla figura rituale di San Giuseppe quella dell’uomo villadorese dedito al lavoro e della donna custode del focolare domestico e della religiosità. La base dell’identità dei villadoresi è la cooperazione.

Per poter vedere, mangiare e pregare la tavolata quest’anno dovrete andare Villadoro giorno 17 aprile.

Francesca Sforza

 

Stralcio di tesi di Laurea di Francesca Sforza, le interviste risalgono alla tavolata del 2014, alcune delle foto sono tratte liberamente dal gruppo Villadoresi nel Mondo


La Redazione
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