TRIBUNALE DI MONTAGNA. Istituirlo: è una necessità

“La riforma delle Corti di Appello elaborata dalla ‘Commissione Vietti’ per conto del Ministero della giustizia, interessa il nostro territorio molto più di quanto sia emerso nei primi commenti”. È quanto riferisce l’avvocato Giuseppe Agozzino, recentemente nominato dal Consiglio nazionale forense quale componente esterno, tecnico, della Commissione nazionale geografia giudiziaria istituita dal Cnf con lo scopo di studiare la riforma in vista della formulazione del parere sul disegno di legge delega.

La commissione della quale fa parte Agozzino è un organo tecnico al quale partecipano il team dell’università Ca’ Foscari di Venezia, l’Istat e l’Irsig-CNR.

“Per quanto riguarda il nostro territorio – commenta Agozzino – la ‘Relazione Vietti’ contiene uno spunto interessante: oltre alla prevista riduzione delle Corti di Appello, che in Sicilia dovrebbe colpire Caltanissetta e Messina, il documento pone attenzione al fatto che la prima riforma del 2011 di chiusura di alcuni tribunali, tra i quali Nicosia, è in larga misura migliorabile. Da qui la proposta al Governo di prevedere una ulteriore delega, correttiva del primo intervento, ma con vincoli meno stringenti, in particolare non prevedendo il vincolo dei tribunali provinciali”.

In pratica, è avvertita la necessità di “rimettere mano” alla prima riforma, di fronte alle numerose criticità emerse con la soppressione di alcuni tribunali. Criticità espresse sin dal novembre del 2012 proprio a Nicosia e confluite nel progetto “Tribunale di Montagna” presentato dal Movimento per la Difesa dei Territori al Ministero, dall’amministrazione Malfitano.

“Se guardiamo la nuova proposta di riforma da un punto di vista più generale – continua Agozzino – venendo meno il requisito della sopravvivenza dei tribunali provinciali e ponendo attenzione ai territori in sé considerati, è evidente che accanto alla riduzione del numero di Corti di Appello dovrebbe prevedersi un tipo di ufficio giudiziario di corte di appello, adattato alle peculiarità territoriali e non solo ai requisiti dimensionali della popolazione, tramite l’individuazione dell’area tipo, dell’area ideale che tenga conto della situazione infrastrutturale, della conformazione del territorio e dell’impatto del crimine organizzato. Facciamo un esempio per essere chiari: un fatto criminale come l’agguato ad Antoci, al quale esprimo la mia solidarietà, con la ipotetica chiusura della corte di appello di Messina, rientrerebbe nella competenza investigativa della corte di appello di Reggio Calabria o di Catania, con un dispendio di risorse ingiustificato. Invece, come fatto criminale tipico di un territorio specifico, che correttamente il vostro giornale ha denominato “mafia delle montagne”, deve rientrare nella competenza delle “Corti di Appello di area”, quali sono appunto Messina e Caltanissetta e relative “montagne”. A livello nazionale e non solo siciliano, queste “corti tipo”, per poter trattare casi come quello citato, oltre ai tribunali rimasti potrebbero avere in aggiunta i “tribunali di area”. In questo modo – come proporrò il prossimo 25 maggio a Roma in commissione – se da un lato vi sarebbero corti di appello oggetto di soppressione, dall’altro se ne potrebbero conservare altre con l’ampliamento del distretto grazie ai tribunali di area. Sarebbe sufficiente un emendamento parlamentare condiviso per aggiungere al testo attuale “ridurre il numero delle corti di appello” il testo “nonché ridefinire gli uffici giudiziari di secondo grado tramite l’ampliamento dell’assetto territoriale distrettuale esistente con la istituzione dei tribunali di area derivanti dai circondari dei tribunali soppressi”.


La Redazione
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