SPORT. Troina, parla Andrea Santoro: “Sarà dura riprendere a giocare ma la speranza è l’ultima a morire”

L’emergenza Covid-19 ha messo in ginocchio tutti i settori del nostro Paese, compreso il calcio. Le disposizioni del governo prevedono la ripresa degli allenamenti per gli sport non individuali a partire dal 18 maggio ma non c’è la sicurezza che si possa ritornare in campo per finire la stagione, specialmente per le categorie minori.
Abbiamo avuto il piacere di parlarne con Andrea Santoro, attaccante del Troina e troinese doc, che ci ha raccontato come ha vissuto quest’ultimo periodo e in generale l’intera stagione, contraddistinta dalla rottura del tendine d’Achille durante i primi giorni della preparazione estiva: «Il coronavirus ha cambiato radicalmente le nostre vite e le nostre abitudini. Non nego di aver avuto paura, specialmente quando in paese il numero dei contagi cresceva. Tra l’altro mio padre è un medico per cui so quali sono i rischi. Sembra, però, che la situazione stia tornando sotto controllo e questa è una gran bella notizia. Realmente non so se questo basterà per poter tornare in campo, perché in ogni caso non siamo in una situazione di normalità assoluta. Io ci spero, visto che ho finalmente recuperato dall’infortunio e sono pronto a dare il mio contributo».
La squadra nonostante l’assenza del centravanti ha fatto bene, riuscendo a raggiungere la salvezza già a febbraio: «Il mister e i miei compagni hanno fatto qualcosa di incredibile. Nessuno ad agosto avrebbe scommesso su di noi, ma il campo ha dato le giuste risposte. Credo che avremmo meritato molta più visibilità, specialmente perché siamo una delle squadre con l’età media più bassa in assoluto».
Santoro ha parlato anche della situazione dei calciatori e delle società appartenenti al mondo dilettantistico, a suo dire non troppo tutelate dal sistema: «Senza dubbio siamo svantaggiati, a partire già dai contratti. Il virus ha messo in luce un sacco di problemi del calcio, ma non solo. L’AIC si è mossa per renderci beneficiari del decreto “Cura Italia” perché molti dei noi vivono di calcio e non hanno la possibilità di praticarlo a livelli professionistici. Anche le società, passata la bufera, avranno grosse difficoltà economiche, a maggior ragione se si giocherà senza pubblico. È assolutamente necessaria una riforma che possa tutelare anche il calcio dilettantistico».
Infine l’attaccante rossoblù parla del suo futuro: «Ho una voglia pazzesca di scendere in campo e mettermi alle spalle questo brutto periodo. Voglio ritagliarmi un ruolo da protagonista in questa squadra, per aiutare i miei compagni a regalare altre soddisfazioni ai tifosi. È stato brutto dover rinunciare agli allenamenti per curarsi in quanto da troinese quale sono volevo essere il primo a dare il mio contributo. Il mio futuro è qui, anche perché, a causa dell’infortunio, non sono ancora riuscito a dimostrare quanto valgo veramente».

Fabrizio Tomasi


La Redazione
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