Social Media è il boom delle nuove professioni. Ne parliamo con Ugo Piazza

Negli ultimi 20 anni la società e la cultura economica, su scala mondiale, hanno subito una metamorfosi grazie alla spinta evolutiva della tecnologia digitale. Soprattutto in ambito lavorativo, grazie a un semplice click, assistiamo ad un cambiamento tangibile e concreto. L’attività digitale ha invaso il nostro quotidiano, in modo quasi naturale e prepotente, rendendo le nostre azioni, forse, molto meno complicate. In questo contesto si inserisce uno studio di VoiceNation, un’indagine sul Lavoro & Digitale: in Italia spopola l’esperto di Social Media. Lo studio, in questione proposto sul sito corrierecomunicazioni.it, rileva le mansioni più popolari in Europa e negli USA nel 2022 e ci descrive la posizione attuale della figura dell’esperto social media, nelle sue svariate sfaccettature.  Un lavoro, questo, che si classifica tra i più gettonati in Italia. Avventurarsi, però, in questo mare di occasioni e lavori virtuali comunque non è semplice come potrebbe sembrare all’inizio. Non tutto quello che è a portata di click o di touch può avere un riscontro economico. Per far ciò bisogna avere le conoscenze e i linguaggi adatti per affrontare e gestire la virtualità.  Per provare a fare chiarezza e cercare di capire come navigare “seriamente”, abbiamo chiesto l’opinione di Ugo Piazza, giornalista e saggista palermitano nonché esperto in marketing delle comunicazioni e social media strategy creating  engagement,  uno dei pochi ad avere nel settore un titolo di alta formazione conseguito presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston. “Ormai i social media, nelle loro multiformi estemporaneità, rappresentano certamente un fenomeno che da etnologico – ha spiegato Piazza –  è diventato globale e pertanto sociologico. Pertanto è proprio quest’ultimo aspetto che bisogna avere ben presente, nelle proprie multiformi dinamiche.  Si parla molto di social media e di nuovi professionisti del campo e in questo devo sottolineare la mia criticità. Perchè pochissimi, se non quasi nessuno, sono veri esperti, la quasi totalità millantatori con nozioni di base che ad oggi non servono a nulla. A mio avviso il punto centrale resta proprio l’aspetto sociologico. Oggi o si smette di osservare i social media come mero strumento comunicativo, comprendendone le dinamiche, il linguaggio da utilizzare, i processi neurofisiologici che rendono un messaggio migliore di un altro, oppure chi si professa esperto in realtà non sa neanche di cosa sta parlando”.  Nel boom di questa nuova professione, tanti si improvvisano o si professano esperti di social media.  “Mi chiedo chi sa oggi cosa è l’Hype Mascine, chi conosce realmente le dinamiche degli algoritmi di condivisione – ha specificato –  chi sa misurare il ritorno di una campagna social utilizzando correttamente il c.d. ROI, il Retargetting, il Microtarghetting, e tanto altro. La risposta è semplice, rispetto al proliferare di social media manager, praticamente nessuno. Molti millantano che tramite campagne social si possono incrementare le vendite… Nulla di più errato. Oggi i social media sono uno strumento in cui molti credono che bisogna comunicare, al contrario sono il luogo in cui quello che realmente funziona per spingere un target a compiere una determinata azione, è coinvolgere far si che il nostri interlocutori entrino dentro un percorso linguistico e visuale che li porti nell’immedesimarsi, e pertanto nel condividere o meno, un’idea, la nostra idea che il vero social media Strategy riesce a far diventare l’idea degli altri. Trovo nel settore pochissima competenza, alcun studio sul linguaggio che bisogna usare, poichè ogni social conosce dinamiche semitiche completamente diverse. In sostanza la chiave di tutto  resta l’utilizzo del linguaggio perchè è il linguaggio che crea la realtà, che determina il clima sociale che ci circonda”. Di fatto oggi i social media rappresentano, e già lo sono, il futuro relazionale del genere umano dove prevale ancora non  certo la completa sfera della complessità umana. “ Sui social prevale la necessità di comunicare la felicità o il sentimento – ha  affermato –  di generare plauso o compassione che sia. Si comunicano quasi del tutto i momenti belli di giovialità acclarando di fatto una grande solitudine dell’essere umano che, comunicando il bello, di fatto cerca una ricompensa, un like, un commento perché con quello nutre la sua necessità di plauso. Sarebbe interessante chiedersi cosa succederebbe se si iniziassero a comunicare incertezze, momenti brutti, depressioni, scoraggiamenti… che di fatto nella vita sono molto più numerosi dei momenti di felicità”. In ultima analisi, come ha concluso Piazza “Saper lavorare con i social media, vuol dire avere la capacità, non di pubblicizzare qualcosa, ma di trovare la chiave per le pieghe infinite dell’animo umano”.Quindi attenzione a non affondare e a saper gettare l’ancora dove il mare è più calmo, è vero che le possibilità sul web sono infinite sia dal punto di vista economico che sociale… bisogna saper scegliere il metodo e utilizzare una strategia ricca di strumenti affidandosi a professionisti di comprovata preparazione nel settore.

Angela Di Pasqua


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  1. 20 Giugno 2022 @ 17:41 caterina

    Mi dispiace che “no reply” al Vs post lo trovo interessante e “I agree” con la Vs analisi I’m one of yours follower … 🙏


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