Perchè Sanremo è Sanremo: dal 1951 al 1960

E siamo arrivati alla settantesima edizione del Festival di Sanremo. Un festival che mette sul palco la tradizione nazional popolare della musica italiana, un metro, o ancor più, una cartina tornasole della società italiana che si è evoluta nell’arco di questi 7 decenni. Era il 1951 quando una giovanissima Nilla Pizzi trionfava in quel casinò di una città della Liguria che sarebbe presto diventata la capitale della musica italiana. “Grazie dei fiori”, questo il brano vincitore, una canzone malinconica “… in mezzo a quelle rose ci sono tante spine, memorie dolorose di chi ha voluto bene, son pagine già chiuse con la parola fine…” congedandosi con un “addio, per sempre addio, senza rancor”. 1952, un altro trionfo di Nilla Pizzi con “Vola Colomba” che, a differenza della prima, non è una canzone di addio ma di speranza, “vola, colomba bianca vola, diglielo tu che tornerò!”. Senza voler essere “blasfemo”, ma questa canzone riecheggia in una celeberrima canzone di Lucio Dalla, ovvero “Canzone”, dove il cantante si rivolge alla Canzone stessa nella ricerca di lei come la colomba di Nilla Pizzi. Ma ancor prima, questa lontananza tra due innamorati era già presente nel panorama musicale italiano, o ancor meglio partenopeo, con quel famoso “’O Surdato nnamurato”. Non dimentichiamo che il 1952 è l’anno in cui Nilla Pizzi fa il “triplete” vincendo con “Vola Colomba”, ma classificandosi anche seconda con un’altra celebre canzone che tutti noi abbiamo canticchiato almeno una volta nella vita, ovvero “Papaveri e Papere” e terza con “Una donna prega”.
1953 è l’anno di “Viale d’Autunno” cantata da Carla Boni e Flo Sandon’s. Ritorna qui l’addio, una fine di un amore nella stagione del decadimento. Al terzo posto una canzone che rievoca la Guerra (era da poco finita la Seconda Guerra Mondiale), “Vecchio Scarpone” cantata da Gino Latilla e Giorgio Consolini. Un’altra canzone che tutti noi almeno una volta nella vita avremmo ascoltata è sicuramente “Tutte le mamme”, trionfatrice del Sanremo 1954 e cantata da Giorgio Consolini e Gino Latilla. Una canzone delicata ma terribilmente vera “… e gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano, ma non sfiorirà la loro beltà…”. E poi arrivò Lui, che al nome del Reuccio della musica italiana bisogna stare in piedi, ovvero Claudio Villa che nel 1955 conquista il primo dei suoi quattro podi (record che detiene assieme a Domenico Modugno) con “Buongiorno tristezza”, una canzone triste che vede la tristezza come “amica” della malinconia, invitata a far compagnia al cantante. Nel 1956 a vincere è la canzone “Aprite le finestre” cantata da Franca Raimondi. Dopo anni di canzoni tristi e in cui imperversava l’autunno, fa capolino la primavera con la rinascita della natura e l’allegria che pervade tutti noi.
Nel 1957 il secondo titolo del Reuccio con “Corde della mia chitarra” che, interessante curiosità, fu la canzone più lunga nell’intera storia dell’Eurofestival con ben 5 minuti e 9 secondi.
E nel 1958 si ebbe la rivoluzione. Un trentenne Domenico Modugno vinse, anzi stravinse, con “Nel blu dipinto di blu”, meglio conosciuta come “Volare”, svecchiando la kermesse sanremese ormai impolverata dalla canzone melodica italiana e dalla rima “cuore – amore”. Successo di Modugno anche nel 1959 con “Piove (ciao ciao bambina”. Arrivò vicinissimo alla tripletta con “Libero” nel 1960, ma si dovette accontentare del secondo posto in quanto a vincere quell’anno furono Tony Dallara e Renato Rascel con “Romantica”.
Abbiamo voluto in queste poche righe ripercorrere la fase prima del Festival di Sanremo anche per poter meglio fare un confronto tra ciò che si cantava anni fa e ciò che viene proposto oggi. Canzoni, un tempo, che fischiettava chiunque, canzoni, oggi, troppo veloci, troppo aggressive, troppo “stressate”, proprio come siamo noi del 2020.

Alain Calò


La Redazione
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