NICOSIA. Michele D’Amico: partigiano, eroe, uomo normale

Una vita lunga e normale quella del nicosiano Michele D’Amico che tutti conoscevano come Salvatore e che è morto ieri a 96 anni. Pochi però, forse troppo pochi, sanno che possiamo ricordare e festeggiare il 25 aprile lo dobbiamo anche a lui, il partigiano “Enna”.

Michele D’Amico era nato a Nicosia il 21 giugno del 1919 ed era stato un partigiano combattente della prima divisione Garibaldi “Varalli” nella 82° brigata “Osella”. Nel 1940 parte per il servizio militare e il 25 luglio 1944 lascia l’esercito, si dà alla macchia e trova un lavoro ma la paura dei rastrellamenti è grande. Incontra “Antonio” che gli offre riparo in un fienile, ma i fascisti non tardano ad arrivare ed è costretto a scappare ancora, assieme a tutti i giovani di Cavaglio. Per lui l’unica speranza di sopravvivenza sono i partigiani.
Rimane per una settimana nei boschi di Bocca, dove viene preso in forza. Nell’ottobre successivo Michele D’Amico va a Cavalirio dove i partigiani avevano la scuola di esplosivi. Il suo addestramento, in mezzo alla neve, sempre nei boschi, finisce in primavera.
La sua prima azione partigiana è snidare il presidio di Fara, “con diverse esplosioni – mi aveva raccontato Michele D’Amico nel 2008 per un servizio sul Giornale di Sicilia – abbiamo interrotto tutti i ponti, sia viari che ferroviari e isolato i fascisti repubblicani”.
Le sue azioni furono molte, fra le altre contribuì anche a interrompere la ferrovia di Arona, ma l’azione più eroica fu l’interruzione del trasporto viario dei tedeschi tra Novara e Valsesia. “Per salvarci da un’imboscata – aveva detto Michele D’Amico – abbiamo traversato la Sesia, era l’una di notte, eravamo partiti in 25 e siamo arrivati alla meta in tre, faceva freddo l’acqua era gelida, d’altronde era il mese di novembre. I miei compagni hanno collocato la bomba, oltre 200 chili di esplosivo, davanti al cimitero di Grignasco, e io che ero guastatore ho brillato la mina che ha fatto esplodere un camion di tedeschi. Quando, dopo aver attraversato il paese utilizzando la fogna siamo arrivati al luogo dell’appuntamento, Mario Pesgo, il nostro comandate, ci ha accolto con un abbraccio”.

Una volta liberata l’Italia Michele D’Amico era ritornato a casa, a Nicosia, dove ha vissuto la sua vita normale, faceva il muratore, senza mai un riconoscimento per avere contribuito a liberare la Patria. Riconoscimento che è arrivato solo lo scorso anno, il 25 aprile, e a tributarglielo ci hanno pensato i Giovani democratici della sezione cittadina, donandogli una targa.

I funerali, di questo uomo normale che ha contribuito a fare la storia del nostro Paese, saranno celebrati domani alle 16 in Cattedrale.


La Redazione
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