Nicosia. L’emotività e il “sentire” tutto al femminile dell’artista Scargi

NICOSIA – La mostra d’arte contemporanea “Scargi” si è aperta oggi alle 18,30, presso “Palazzo Spedale Vecchio” di Via F.lli Testa, 23/A (Locali Riggio), con l’inaugurazione dell’evento e la presentazione dell’artista. Luigia Scardino, in arte Scargi, nasce a Nicosia. Da autodidatta inizia a dipingere intorno agli anni ’70, spinta da un impulso interiore e ispirata da una splendida musa: la NATURA. La mostra avrà due percorsi tematici: “Donne: urla silenti” e “Racconti dell’anima fra pezze e colori”. Un mondo, quello di Scargi, dai due volti contrapposti. Se da un lato, infatti, emergono sensazioni forti, volute appositamente dall’artista, che sconvolgono il pensiero dell’osservatore e lo inducono ad entrare nel vortice dei messaggi da comunicare, dall’altro affiorano la passione e l’amore per la vita. Un universo narrato mediante pezze, schizzi, e donne in cui ritroviamo, come colori dominanti il blu, il giallo, il rosso e l’arancione.

“Per tutte le violenze consumate su di lei, Per tutte le umiliazioni che ha subìto, Per il suo corpo che avete sfruttato, Per la sua intelligenza che avete calpestato, Per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, Per la libertà che le avete negato, Per la bocca che le avete tappato, Per le ali che avete tagliato, Per tutto questo: in piedi signori, Davanti a una donna.”

La mostra si apre così…con un primo percorso dedicato alla violenza sulle donne intitolato “Donne: urla silenti.”
L’artista Scargi denuncia questo e tanto altro attraverso i suoi quadri. La sua attenzione si rivolge a tutte quelle donne cui la loro libertà, intelligenza ed il loro essere interiore è stato calpestato da chi voleva sentirsi ed essere più potente di una donna, usando violenza psicologica o fisica rivelandosi, invece, solo una piccola macchia di questo mondo, che di potente ha nulla.
Nel dipinto “Lacrime di cera” vi è rappresentata una donna e subito notiamo come il suo volto sia quasi spaccato in due. Questa differenza di lati “marchiata” dei colori che sta a sottolineare il messaggio che la pittrice vuole trasmettere. Partendo dal lato sinistro si svela l’impatto forte che il nero imprime sul volto della donna. Il nero, il colore del buio, della morte e del male scivola lungo i lineamenti del naso come fosse una lacrima, segnando il volto della donna e sottolineando il dolore della violenza subìta. Il violaceo attorno, richiama il colore dei segni che una forza violenta lascia sulla pelle. Il lato destro del volto, è intatto controbilanciato dall’opposto del nero, ovvero il bianco, che ritroviamo nello zigomo simbolo di purezza e innocenza.
Infine, sotto il volto della donna, troviamo un ulteriore messaggio sulla violenza e metafora della cera, che, quando viene a contatto con la pelle la brucia e provoca dolore, ma non appena la si stacca dalla pelle, resta il segno della bruciatura. Il segno, il marchio, la violenza, sono ferite impresse soprattutto nell’anima.
Scargi si è ispirata in questo secondo percorso tematico ad un noto aforisma di Pablo Picasso: “I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.”
Il secondo percorso è quindi intitolato “Racconti dell’anima fra pezze e colori”: esso narra la vitalità dell’artista tra accostamenti cromatici e materiale di riuso. Degli accostamenti cromatici possiamo notare come nell’opera “Fiumi di porpora uno”, Scargi mette a nudo la sua anima e i colori utilizzati hanno una loro funzione ben precisa. Troviamo come colore di fondo un rosa tendente al rosso, che rappresenta la capacità di dare e ricevere amore e pertanto si conferisce a questo colore, il significato della passione e della vitalità nell’amore per gli altri e per sé stessi. In primo piano troviamo questi getti di colore che partono dal basso, sprigionando un’energia che si eleva. All’interno di questa carica dinamica protesa verso l’alto troviamo colori come l’azzurro tendente leggermente al blu, simboleggiante la comunicazione attraverso la creatività. Tale colore è contornato da un tono di malinconia rappresentato dal colore nero, che viene annientato a sua volta dal colore rosso che lo sovrasta di energia sia mentale che fisica.
Dal basso, invece, partono altri colori, ovvero il grigio chiaro, simbolo di neutralità. Il colore giallo funge da richiamo del sole ma anche della conoscenza… Lungo queste energie di colore viene mescolato l’arancione, simbolo di armonia interiore, di fiducia in sé stessi e negli altri. Questo è affiancato dal porpora. L’utilizzo di questo colore è dato dall’attitudine a identificarsi con il prossimo. Grazie a questi intrecci e mescolanza di colori ci viene offerta una chiave di lettura dell’anima della pittrice del tutto nuova, poiché attraverso i colori possiamo percepirne il suo essere.

Quando le è nata questa passione per le arti figurative?
“Io sono un’artista autodidatta, inizio a dipingere praticamente da piccolissima. Contrastata dal fatto che i miei genitori non mi hanno permesso di studiare pittura, poiché la scuola era lontana da Nicosia, ho smesso per un certo periodo di dipingere per protesta, protesta fatta a me stessa, in fondo! Riprendo dopo quindici anni, da allora in poi non mi sono più potuta fermare, ho dipinto sempre, e mancandomi la tecnica, praticamente ho cercato di inventarne una mia”. 

Come si autodefinirebbe nell’ambito del panorama artistico contemporaneo?
“Mi definisco un’artistica “polimaterica”, che utilizza soprattutto materiali da riciclo, retine per lo scrub, lacci di scarpe, sabbia, terra e mette tutto nei quadri impastando con i colori. Molti critici mi hanno definita presuntuosa nell’uso del colore perché faccio degli accostamenti un po’ sfacciati. I lavori sono molto, molto colorati”.

I suoi capolavori sono stati esposti oltre i confini regionali? E se sì, dove?
“Ho fatto parecchie mostre in tutta Italia ed anche all’estero. Ho vinto la Palma d’Oro a Sirmione sul Lago di Garda. Le città più importanti in cui ho esposto sono: Torino, Roma, Terni, Bari, Padova, Palermo, Catania, Siracusa, Catanzaro, Enna…un po’ ovunque in tutta Italia. Sono stata a Nizza ed ottobre sarò a Siviglia. Sono stata anche citata due anni fa, sulla rivista Arte Mondadori, speciale Biennale di Venezia. Quest’anno invece ho superato una selezione per la Biennale di Venezia ad un concorso dal titolo “Finché la barca va”, il tema erano i migranti e, l’opera che è stata selezionata, ha come titolo “Il mare: ultima culla”.

Chi le ha curato la mostra che è in corso oggi e domani qui a Nicosia, sua città natale?
“Voglio ringraziare tantissimo Valeria Campione, la studentessa dell’Accademia delle Belle Arti di Catania che ha organizzato questo evento, come materia di studio per la sua tesi. E’ una ragazza fantastica, alla quale va l’idea e il merito di questa mostra. Valeria ha 21 anni ed è un vero portento. Frequenta il terzo anno in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo. La mostra nasce da un suo progetto accademico riguardante la progettazione e l’allestimento degli spazi espositivi”.

La mostra proseguirà fino a domani 4 Giugno con i seguenti orari: dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 24,00.

Maria Morelli



La Redazione
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