NICOSIA. Coronavirus: la preoccupazione della Confcommercio

È inutile girarci con orpelli o circonlocuzioni inutili e dannose: la situazione è preoccupante. Ma non è solo preoccupante la situazione a livello sanitario. Preoccupa anche la situazione economica. Il recente decreto del Governo che è stato riassunto con l’espressione “io resto a casa” sì, tende a salvaguardare il bene più prezioso che abbiamo, ovvero la Nostra salute e la Nostra vita, ma non offre risposte esaurienti anche su un secondo bene abbastanza prezioso quale il lavoro e quindi ciò che “porta il pane a casa”. E sa da un lato il dipendente, fino ad oggi, a fine mese ha lo stipendio, la preoccupazione va all’ossatura dell’Italia che è composta dalle tante piccole e medie imprese. Va al popolo delle partite IVA. La preoccupazione va a tutti gli esercenti e artigiani, dal bar sino al mobilificio. La Confcommercio di Nicosia con il Suo Presidente Antonio Insinga e tutto il direttivo, che in tempi “di pace”, ha sempre messo in atto azioni per dare ossigeno all’economia nicosiana con risultati di cui abbiamo avuto il piacere di notiziarvi, in questo “periodo di guerra” esprime innanzitutto vicinanza a questa nostra “avanguardia” che sono i commercianti, prime vittime economiche del Coronavirus. Una vicinanza, un conforto, ma anche da un certo punto di vista rabbia. Ma una rabbia “ingiustificata” o di quelle da “evitare” soprattutto in questo periodo di grande crisi. Ma una rabbia costruttiva, volta non soltanto ad una mera dichiarazione di vicinanza rilasciata per far fare un articolo, ma un proposito per riflettere, ora più che mai, sulla situazione, soprattutto a Nicosia (concetto che possiamo estendere a tutte le micro territorialità) dei commercianti che, in questo periodo, non hanno alcun profitto e, ad oggi, hanno le spese come una spada di Damocle sopra la testa. Prima fra tutti, anche la più stupida, l’affitto del locale che, seppur non aperto (anche se il Decreto non ha chiarito come e quanto devono stare aperte le attività commerciali e non solo la ristorazione e simili generando confusione tra ciò che è scritto e le conseguenze pratiche), giustamente c’è un’uscita che si chiama “affitto”. Uscita che magari non è, attenzione, per tutti. Tale è un esempio semplice, ma di certo anche chi ha il locale di proprietà affronta delle spese che vanno dal personale al mantenimento delle macchine ad altro. Senza contare che un’eventuale pausa con conseguente riattivazione comporta anch’essa una spesa.
Si spera che il Governo, dopo questi passi volti a contenere il contagio in nome della Salute pubblica, e quindi “risolto” il problema peggiore, incominci sin da subito a risolvere tutti gli altri piccoli grandi problemi che sta comportando l’Emergenza Coronavirus. Ma intanto, di certo l’invito della Confcommercio di Nicosia, e che facciamo nostro, è di restare uniti, non a parole, ma in pratica. Lo stipendiato, per quanto possibile in questo periodo, acquisti a Nicosia in un esercizio commerciale di Nicosia. Cerchiamo tutti noi di non lasciare indietro nessuno perché le vittime non devono per forza chiudere gli occhi, ma possono girare tra noi. E in questo ben preciso momento la guerra tra i poveri deve finire affinchè quell’ “Insieme ce la faremo” possa essere realtà, ma può essere realtà se diamo peso ad ogni parola di questo slogan che inizia con la parola “Insieme”.

Alain Calò


La Redazione
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