NICOSIA. ACCOGLIENZA MIGRANTI, IL COMUNE DEVE DECIDERE. ESEMPI DI CHI HA ACCOLTO E “COLTO” UN’OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO.

NICOSIA. Sull’accoglienza dei migranti, l’amministrazione deve decidere sull’adesione al Piano ministeriale, anche sulla scorta del vertice che si è svolto nei giorni scorsi su convocazione del prefetto di Enna con i 20 sindaci dell’Ennese .

Per l’accoglienza dei migranti la città dispone della Casa di accoglienza San Felice ultimata e ancora non entrata in funzione e la struttura dell’Educatorio che una società ha deciso di destinare a centro per minori non accompagnati. L’amministrazione Bonelli  deve quindi valutare se aderire al Piano sottoscritto lo scorso dicembre tra Anci e ministero dell’Interno, che prevede la possibilità di aderire su base volontaria allo “Sprar”, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che prevede incentivi economici e la cosiddetta “clausola di salvaguardia” che prevede un tetto massimo di migranti e l’assegnazione di un massimo di 2,5 migranti ogni 1000 abitanti.

A Nicosia, dove secondo i dati Istat al 31 dicembre 2015 risultano 13.899 residenti, arriverebbero un massimo di 35 migranti e richiedenti asilo, un numero che può essere facilmente “assorbito” e anche integrato nella comunità. L’adesione al Piano è spontanea e garantisce un “contingentamento” dei migranti sul territorio comunale, che non può superare il tetto previsto dall’accordo tra Anci e ministero, ma in caso di rifiuto ad accogliere i migranti, è prevista una sorta di commissariamento con una “assegnazione d’ufficio”.

Tra l’amministrazione comunale aderendo al Piano e mettendo a disposizione la Casa d’accoglienza dei frati minori cappuccini eviterebbe il rischio di restituire il finanziamento da 500 mila euro, nel cui decreto era prevista l’apertura entro il 31 dicembre 2016, pena la revoca del finanziamento che ad oggi a distanza di 5 settimane dalla scadenza non è avvenuta e per la cui apertura non risulta pubblicato alcun bando per la gestione. La struttura era stata interamente finanziata con fondi pubblici, dei quali circa 1 milione e mezzo di euro, della Regione e circa 500 mila del Po Fer, per gli arredi.

La convenzione stilata per il completamento, prevede che i frati cappuccini la mettano a disposizione “anche in comodato d’uso gratuito” e, secondo quanto previsto dal “Po Fers”  è prevista la realizzazione di  un centro di servizi per l’accoglienza di soggetti in situazioni di disagio e di marginalità sociale con un partenerariato fra i Comuni di Nicosia, capogruppo, Gagliano Castelferrato, Cerami e Sperlinga, l’Asp di Enna con lo sportello e l’orientamento alle prestazioni socio sanitarie per gli extracomunitari. Il centro per minori non accompagnati nella ex fabbrica Cirino,  potrà ospitare al massimo una ventina di minori non accompagnati.

Sull’accoglienza di migranti e richiedenti asilo ci sono in tutta Italia resistenze che sfociano nel razzismo, ma alcuni Comuni hanno saputo cogliere l’aspetto positivo riuscendo anche a rilanciare l’economia e l’occupazione e Nicosia che ha perso il tribunale, il carcere, molti uffici e vede ridursi la popolazione con un numero crescente di giovani, ma anche di quarantenni e cinquantenni che lasciano la città per lavorare altrove, potrebbe cogliere una opportunità.

Tra i Comuni che sono esempi positivi ci sono ad esempio Riace, in Calabri dove a distanza di 17 anni dal primo sbarco l’economia locale ha subito un vero e proprio rilancio grazie ai progetti per l’accoglienza e l’integrazione. Uno dei dati più significativi è quello relativo alla presenza di 400 migranti, provenienti da 25 diversi Paesi, su una popolazione complessiva di 1.800 abitanti. Il centro storico storico di Riace era abbandonato e degradato, come purtroppo molti antichi vicoli nicosiani, mentre ora tutte le case sono occupate. Grazie ai migranti sono state attivate cooperative sociali, una delle quali gestisce la raccolta dei rifiuti differenziata, ma l’aspetto importante è che, grazie all’accoglienza ed ai progetti di integrazione a Riace 77 italiani, che avrebbero lasciato il paese per cercale lavoro altrove, lavorano nei vari progetti.

A Riace si sono inventati una sorta di moneta locale, che è un bonus spendibile in tutti i negozi del territorio comunale e quando poi arrivano i fondi accreditati dai soggetti istituzionali che gestiscono l’accoglienza i bonus vengono cambiati in euro, quindi fondi che vengono spesi e quindi reivestiti nel Comune.

In Sicilia, tra i tanti c’è l’esempio di Sutera nel nisseno, ormai quasi spopolato con un migliaio di abitanti, che ospita un progetto Sprar gestito da una cooperativa, e che da diversi anni accoglie circa 40 persone, divise in 10 nuclei familiari con il sistema dell’accoglienza diffusa.

Un Paese spopolato, con case chiuse e destinate a diventare ruderi che ha ritrovato vita e dove un gruppo di giovani della cooperativa che gestisce il progetto, possono lavorare, ma dove anche i migranti lavorano con lo stipendio sostenuto in parte dal progetto SPRAR, e vengono assunti con contratto regolare e quindi spendono nel territorio sostenendo le attività commerciali che stavano scomparendo.

Perfino nel “Nord più leghista” ci sono esempi intelligenti e virtuosi di accoglienza.

A Troina i migranti ospitati, coinvolti in un progetto di Legambiente, hanno aiutato ad abbellire il centro storico (nella foto)  e a Nicosia, grazie alla sensibilità del Rotary club, due giovani potranno effettuare alcune giornate di lavoro.

 

 

 

 


La Redazione
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