MAFIA DEI NEBRODI. Operazione “Senza tregua”, particolari e foto

L’operazione “Senza tregua”, a pochi giorni dall’agguato al presidente del Parco dei Nebrodi, ha colpito duramente il clan mafioso di Tortorici dei Bontempo Sscavo, operante tra il settembre del 2013 ed il dicembre del 2014 nella fascia tirrenica della Provincia di Messina e altre due associazioni a delinquere dedite al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, alle estorsioni aggravate dal metodo mafioso, all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

L’indagine ha preso avvio dall’arresto in flagranza di reato, da parte del personale del Commissariato di Capo d’Orlando, durante un tentativo di estorsione ai danni di un nightclub portato avanti da 4 giovani tortoriciani. Fatti che risalgono  ad aprile 2013.

FORACI Antonio, detto “u calabrisi”, nato a Zafferana Etnea (CT), il 10 gennaio 1964, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia

FORACI Antonio, detto “u calabrisi”, nato a Zafferana Etnea (CT), il 10 gennaio 1964, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia

Nel corso delle prime intercettazioni emergeva che il nuovo boss di Tortorici, la persona in cui in quel momento bisognava fare riferimento, era Antonio Foraci detto “u calabresi”. Nelle successive indagini i poliziotti di Capo d’Orlando, coordinati dalla Dda di Messina, hanno raccolto, attraverso una complessa attività svolta con l’ausilio di servizi di intercettazione telefonica ed ambientale, “significativi elementi probatori a carico di alcuni soggetti tortoriciani che si adoperavano in attività estorsive per conto del clan Bontempo Scavo e nello spaccio di stupefacenti”. Le indagini hanno quindi ricostruito la struttura mafiosa pienamente operativa nel territorio nebroideo, tanto da collaborare con la potente famiglia Nirta – Strangio della ‘ndrangheta calabrese.

Sulla base della ricostruzione fatta dagli inquirenti la struttura operativa aveva al vertice Antonio Foraci, già noto alle forze dell’ordine e ritenuto organico dei Contempo Scavo, affiancato dalla moglie Calogero Rina Costanzo, dal figlio Cristian  Foraci e dal sodale Giovanni Montagno Bozzone. Il gruppo “operava sul territorio, mantenendo saldi contatti con altri appartenenti alla medesima associazione mafiosa, sia in libertà (Giuseppe Sinagra detto “finestra”) che detenuti (Massimo Salvatore Rocchetta), portando a termine estorsioni in danno di commercianti ed imprenditori, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo mafioso”.

“I rapporti fattivi e operativi – spiegano dalla Questura di Messina – del Foraci con Rocchetta, come l’investitura ricevuta dai giovani Bontempo Scavo, sono elementi univoci e concludenti, sia sul ruolo associativo che sulla crescita del ruolo del Foraci che diviene, dopo la scarcerazione, pedina fondamentale dell’associazione. Tanto si evince sia dal plurimo attivismo criminale, sia dalla rete dei contatti stesi che dai propositi di armare il gruppo. Il predetto viene a costituire un punto di riferimento, operativo anche tramite il figlio all’esterno, in una struttura dedita al pizzo, e come si vedrà, all’approvvigionamento e vendita di stupefacenti, con una serie di affiliati organici stabili che ne condividono il progetto”.

Le indagini, e in particolare le intercettazioni, hanno fatto emergere anche uno strettissimo legame tra Foraci ed esponenti di spicco della locale criminalità mafiosa.

“Dai colloqui intercettati – continuano dalla Questura di Messina – emergeva la necessità per il Foraci di trovare un canale sicuro di comunicazione con il carcere di Messina, attraverso il quale far pervenire messaggi ad un detenuto. Foraci veniva intercettato proprio mentre era intento, con il figlio e la moglie, a scrivere una missiva indirizzata al detenuto Massimo Rocchetta. La lettera era finalizzata ad informare quest’ultimo di vicende di interesse dell’associazione mafiosa ed a chiederne l’intervento risolutore, attraverso i contatti con altro detenuto, appartenente alla famiglia calabrese Nirta Strangio. Ne seguiva uno scambio di corrispondenza che aveva ad oggetto un’attività estorsiva da compiersi nei confronti di una ditta di Sant’Agata di Militello che effettuava lavori sia in Calabria che in Sicilia”.

Ma la corrispondenza, sempre stando alle risultanze investigative, riguardava anche i canali di approvvigionamento di stupefacenti.

“Nella organizzazione del modus operandi delle richieste estorsive, il Foraci forniva precise istruzioni al figlio Cristian ed a Giovanni Montagno Bozzone, raccomandando loro di fare presente agli estorti che era lui il soggetto cui fare riferimento per la raccolta dei soldi. Questi costringevano quindi le vittime a consegnare il denaro sotto la minaccia, anche implicita, derivante dall’appartenenza alla associazione mafiosa operante nel territorio di Tortorici, così sottintendendo e prospettando l’eventualità di attentati. Ed è proprio nel campo delle estorsioni che il Cristian Foraci – sottolinea la Questura di Messina – vuole dimostrare al padre il suo spessore criminale. Durante un colloquio intercettato il Cristian si vanta che, durante la detenzione del padre, ha costretto un commerciante a corrispondergli la somma di mille euro. In un’altra intercettazione, dopo un rifiuto di pagamento, si sente Antonio Foraci dire al figlio di recarsi nuovamente presso quell’attività commerciale e dargli un vero e proprio ultimatum “gli devi dire: fino a stasera ho tempo, poi non ne ho più”. Padre e figlio poi, in una escalation estorsiva di matrice mafiosa, decidevano di prendere di mira l’autovettura della vittima, ove questa avesse manifestato ulteriore resistenza alle richieste di denaro. La pressione alla fine dava effetto ed il commerciante consegnava la somma di denaro richiesta”.

Le estorsioni, consumate o tentate, consistevano sia nella materiale dazione di denaro sia nella richiesta di attività lavorative per i familiari.

Inoltre, consistenti le quantità di sostanze stupefacenti sequestrate, tra cui 140 grammi di cocaina e 600 grammi circa di marijuana: in particolare, 100 grammi di cocaina, sono stati sequestrati ad Antonio Montagno Bozzone, mentre li trasportava a bordo di un bus di linea che da Messina va a Tortorici, 30 grammi di cocaina sono stati sequestrati, occultati da Antonio Foraci, in un muro in prossimità della sua abitazione, 10 grammi di cocaina, sono stati sequestrati a Luca Destro Pastizzaro che li trasportava insieme a Cristian Foraci e i 400 grammi di marijuana sono stati sequestrati durante la perquisizione effettuata a casa di Luca Destro Pastizzaro.

Nel corso delle indagini sono emerse, anche diverse progettazioni di rapine ai danni di commercianti locali che per cause indipendenti dalla loro volontà non sono state portate a compimento.

Per i reati inerenti l’associazione mafiosa e le estorsioni sono sottoposti alla custodia cautelare in carcere Antonio e Cristian Foraci, Calogero Rina Costanzo, Giovanni Montagno Bozzone, Massimo Salvatore Rocchetta  e Giuseppe Sinagra.

Con l’accusa di traffico e spaccio di stupefacenti, sono stati arrestati Giovanni Aspri, Francesco e Rina Calogero Costanzo, Luca Destro Pastizzaro, Gianluca e Sebastiano Favazzo, Antonio e Cristian Foraci, Roberto Galati Giordano e Sebastiano Galati Rando, Roberto Giordano, Giovanni Montagno Bozzone, Vincenzo Rosano, tutti sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere e Giovanni Cutè, Andrea Favazzo, Carmelo Salvatore Florindo e Carmelo Imbarrato, sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

Analogamente la Polizia di Stato ha individuato e monitorato un’altra associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanza stupefacente operante nel centro di Capo d’Orlando, capeggiato da Gaetano Calogero Cambria Zurro , sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere, e composto da Giuseppina Chiaia, Simone Ingrillì e Giuseppe Raneri, questi ultimi sottoposti alla misura degli arresti domiciliari. Tale gruppo si riforniva di stupefacenti soprattutto attraverso Vincenzo Corda, palermitano dimorante a Sant’Agata di Militello (sottoposto in data odierna alla misura della custodia cautelare in carcere).

Nel corso delle indagini veniva altresì tratto in arresto in flagranza di reato: Fabio Gilormello  (di Bergamo), sorpreso mentre trasportava in treno circa 100 grammi di marijuana da Palermo a Capo d’Orlando.

L’approvvigionamento dello stupefacente avveniva seguendo diversi canali. In particolare, il gruppo tortoriciano prediligeva fornirsi a Messina da Giovanni Aspri e ad Adrano mediante Francesco Costanzo. Il gruppo orlandino invece si riforniva principalmente nel palermitano tramite il Vincenzo Corda.

 


La Redazione
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