LA ZECCA DA TASTIERA

In un paese lontano lontano, c’era una volta, e forse c’è ancora, un uomo non alto non alto che, per l’occasione, accettando un consiglio di qualche amico, misuriamo la sua altezza in un metro e una banana. Ma la natura non si era limitata a giocare sull’altezza mezza bellezza che qui non ne troviamo né un quarto né una lenticchia e nemmeno un pomodoro. Perché, infatti, la natura matrigna fascista che non rende gli uomini uguali ma ci son quelli raccomandati a suon di bustarelle date nel pancione della mamma, aveva fatto tutti gli uomini felici men che lui che, per cercare di crescere, memore di come fanno le piante, annaffiava il suo bel corpicino bassino bassino trangugiando a volontà whisky, assenzio e vino. E poi, alla finestra, vedendo gli sporchi figli fascisti di madre natura fascista felici a cantare giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza, il nano bassino bassino si metteva dietro una tastiera e allora per tutti mazzate v’era! Brutti, sporchi, cattivi, ladri, disonesti erano i politici e i lavoratori onesti. Rognosi, frustrati e cani erano invece tutti i giovani. Manigoldi, intemperanti, furfanti, briganti e irriverenti eran tutti gli esseri viventi. E lui stava là, al balcone a guardare lo scempio di tutte le persone felici, con una vita, un amico, un affetto, quello al nano sempre negato, mai cercato e mai sopportato. Perché l’angolo del buio, della solitudine, della testa offuscata dai fumi alcolici del vino e dell’assenzio, ecco quali erano i veri amici, i veri compagni dell’età più bella. E così il nostro basso basso, come una zecca, stava incollato alla tastiera perché se lui non era felice, tutto il mondo doveva essere infelice. È questa la legge del vino. È questa la legge divina dove il dio si fa non leone ma zecca da tastiera. Una zecca che, vedendosi sopraffatto dall’altrui felicità, un dì cercò riparo gettandosi da un ponte, ma il fiume e la morte, che non volevano cotanta indecenza, lo ributtarono sano e salvo. Da quel momento ha migliorato? Macchè, divenendo unto del Signore, prediletto miracolato uomo del destino, si fece discepolo di se stesso autoproclamandosi “Verità” e da quel momento oltre che zecca da tastiera, uomo piccolo piccolo di un paese lontanto lontano che c’era una volta e purtroppo c’è ancora, divenne zecca di Verità!


La Redazione
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