LA RESPONSABILITA’ E L’IPOCRISIA AI TEMPI DEL COVID

Tempo fa sentii dire questa espressione “meglio ladro che infame” dove con il termine “infame” veniva designato colui che denunciava il ladro. Penso che leggendo questo incipit la maggior parte (spero anzi la totalità) stia sobbalzando pensando a quanta miseria sta dentro questa frase. E penso che sobbalzerà di più, anzi inorridirà, se dico che quella frase nasconde tanta concretezza. D’altronde è quello che stiamo vivendo in questo periodo. E badiamo bene che la maturità di una società non si misura nel momento di “vacche grasse”, bensì in quello di “vacche magre”. I periodi difficili servono per misurare noi stessi e crescere imparando dagli errori. E praticamente abbiamo un Everest da scalare data l’infima posizione della nostra maturità. Lo vogliamo capire che siamo in guerra? Lo vogliamo capire che il virus è qui dentro le nostre case? Lo vogliamo capire che qui si muore di Covid? Che sono già morti milioni di persone, che quei milioni di persone rappresentano decine di milioni di contagiati, che quelle decine di milioni di contagiati rappresentano centinaia di milioni di persone che stanno soffrendo e che quelle centinaia di milioni siamo noi? Se non abbiamo a cuore la nostra stessa salute, che maturità abbiamo? Anche il bambino, scottatosi con la fiamma, capisce che il fuoco è nocivo. Anche gli animali per istinto di sopravvivenza tendono ad evitare le situazioni di pericolo. E noi, che ci siam distinti dagli animali, lo continuiamo a fare cercando quel pericolo, usando malamente il nostro senno non nella ricerca di una soluzione per restare in salute, ma per trovare il modo di aggirare la legge (che non è di dittatura ma di necessità) in cambio di una notte di baldoria. Tanto vale la nostra vita? Una misera notte di baldoria? Non abbiamo capito niente. Ed è poi inutile farsi l’autoscatto con la mascherina per prendersi il mi piace nei social network con frasi sulla responsabilità. Quello anzi è il manto con cui copriamo la meschinità di noi stessi. Paradossalmente è molto meglio un no-mask no-vax che aggiri la legge per una notte di baldoria (sua libera scelta) che chi si fa la foto con la mascherina con tanto di frase sulla responsabilità il giorno dopo essere stato ad una festa con amici. Che tanto il colpo è sicuro, l’omertà del “meglio ladro che infame” non condurrà mai i vicini o i conoscenti a fare nomi e consegnarli alla giustizia non solo quella delle leggi, ma morale e Umana perché il gesto irresponsabile non è qualcosa che va solo contro la fredda legge scritta, ma va contro la natura umana stessa, sul principio di sopravvivenza scolpito nel nostro DNA.
Nel 700mo dalla morte del Sommo Poeta, ci piace ricordare che nell’Inferno dantesco c’è proprio uno spazio dedicato agli ipocriti i quali indossano delle ampie cappe da monaci (come quelle di Cluny) foderate all’interno di pesantissimo piombo. Ma ancor di più, dato che Dante punisce la colpa più grave, non tanto l’ipocrisia ma quanto il tradimento della patria, perché questo atteggiamento (sia di chi non rispetta le regole che di chi lo copre) ben più si confà a un tradimento dinnanzi a tanti eventi luttuosi e quindi il luogo è l’Antenora dove i peccatori stanno immersi nel ghiaccio con il viso all’insù. Per certi versi molto visionario… il contrappasso lo diamo noi: come in vita decisero di far baldoria e muoversi durante le restrizioni, ora in morte son condannati ad un lockdown perpetuo.

Alain Calò


La Redazione
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