LA REPRESSIONE DELLA LIBERTA’ DI OPINIONE

Uno dei tanti mali che di solito si annovera al Fascismo, ma in generale a tutte le dittature, è la repressione della libertà di opinione. Oggi, nella caccia alle streghe al Neo Fascismo, dimentichi di quanto sta scritto nel Vangelo che condanna chi vede la pagliuzza nell’occhio del prossimo ignorando la trave presente nel proprio, si tende spesso ad ignorare il fatto che i “germi” del fascismo magari si possa trovare “dalle proprie parti”. Purtroppo, ormai, anche nella politica nelle più alte sfere, la repressione della libertà di opinione che avviene attraverso insulti, turpiloqui e alzate di voce, è diventata una incommentabile prassi. Chi ha ricevuto un poco di istruzione, ma ancor prima educazione ben sa che il dialogo e anche lo scontro dialettico, fondamentale per la crescita individuale e collettiva, passa dal confronto, con dati, tra una tesi e un’antitesi. La sintesi, il momento più alto della dialettica, non può esistere se non ci siano contemporaneamente una tesi e una antitesi. Anche la stessa tesi senza antitesi è monca, perché più che frutto di un ragionamento, senza il “cimento”, diverrebbe un insopportabile assioma, un atto di fede o, ancor peggio, un’imposizione. Purtroppo oggi, anche alla luce del fatto che sono stati mandati nelle alte sfere degli imberbi totalmente privi di ogni preparazione politica e istituzionale, questa prassi di reprimere la libertà di opinione si è accentuata. Ma si è accentuata anche grazie all’uso dei Social Network, cassa di risonanza dell’imbecillità umana. Tutti noi, volendoci richiamare a Nietzsche, siamo combattuti tra l’ordine dell’Apollineo e il disordine del Dionisiaco. Ancor di più, prendendo stavolta da Freud, il nostro Es, che sarebbe la parte dionisiaca, quella delle pulsioni che teniamo dentro, purtroppo è uscita allo scoperto attraverso i social network. Non amiamo più il confronto e tendiamo a bollare con termini dispregiativi (quando si è fortunati) l’altrui opinione. Non è una gara a chi fa l’insulto più bello e che raccoglie maggior consenso perché, se proprio dobbiamo buttarla in termini di “gara”, qui chi insulta è il primo a perdere perché tende a nascondere l’inconsistenza del proprio essere, ancor più, la nullità della propria sfera umana che non ha assolutamente argomenti se non l’insulto da portare innanzi. E, con i social, altri stupidi atteggiamenti quale il bloccare un account perché esprime opinioni diverse è sicuramente sintomo di pochezza assoluta. Purtroppo questa prassi, ormai troppo consolidatasi, ha creato anche una rappresentanza politico-istituzionale a tutti i livelli e il pacato confronto è ormai stato sostituito con la rissa e con spettacolini veramente indecenti. Una grande responsabilità di tutto ciò è anche degli organi di informazione o chi è deputato a fare informazione che, o fuori o dentro il giornale, in totale malafede (perché si presume un po’ di istruzione in chi fa un determinato mestiere) dà troppa attenzione alla rissa da spettacolo e poco ai pacati confronti, perché con il primo si ottengono le visualizzazioni in quanto si soddisfa la volontà del popolo di veder “scorrere il sangue”, con la seconda, ormai anestetizzati dal sangue, non si va lontano. Tutto ciò lo stiamo pagando al momento noi perché ci è stato fatto credere che chi non alza la voce sta facendo sotto sotto i propri interessi e che quindi, attraverso azioni a volte condite con figure retoriche che si rifanno alla violenza, bisogna sbarazzarsi di queste persone. Facendo così sono saliti al potere allora i dittatori, oggi i potenziali dittatori. Se la storia è quindi maestra di vita, la cura a tutto ciò è una continua formazione di storia, filosofia, letteratura e tutte le scienze in generale, con una sana pratica della virtù. Diffidiamo da chi alza il tono portandolo al turpiloquio. Diffidiamo da chi grida “Onestà”. L’onestà non si professa, si pratica.

Alain Calò


La Redazione
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