LA NOBILTA’ DEL DIRE “GRAZIE”

In un periodo delicato come quello che stiamo attraversando, non dobbiamo dimenticare la nostra natura umana che esplica la propria nobiltà anche nella semplicità di un “grazie”. Qualcuno potrebbe pensare che non bisognerebbe ringraziare chi fa il proprio dovere, ma chi oggi non ringrazierebbe il medico che ha salvato il proprio familiare? Il mestiere del medico (e quindi la fonte del proprio sostentamento economico) è quello di curare la gente e quindi, secondo tale logica, non andrebbe ringraziato. È una logica, ma dobbiamo ridurci a queste logiche fredde che ci allontanano gli uni dagli altri ancor di più del distanziamento sociale? Dire grazie è semplicissimo. Dirlo con il cuore è nobilissimo! In un momento di disperazione e di difficoltà, la logica del non ringraziare perché è un qualcosa di dovuto appartiene a chi vuole restare arroccato nei palazzi di cristallo del proprio egoismo vietando agli altri il piacere dell’affetto e della vicinanza altrui, forza importantissima di andare avanti. Il “Grazie” è segno di educazione, è segno di vicinanza, è segno di rispetto, è segno di riconoscenza anche di fronte all’ordinario. Perché è l’ordinario, che in questa fase straordinaria assume un significato più alto, a salvarci. E allora perché non ringraziare? Grazie medici, grazie forze dell’ordine, grazie cittadini, grazie funzionari, grazie commercianti, grazie operatori di tutti i settori, grazie a tutti gli italiani che pur facendo il loro dovere è giusto ringraziare sia per non farli sentire soli col proprio dovere dinnanzi a questa catastrofe (quindi, come direbbe Papa Francesco, che “siamo sulla stessa barca”) e quindi spronarli (perché sanno che dietro c’è qualcuno che crede e ammirano quello che fanno), ma anche per ricordare che siam tutti membri della stessa famiglia che è l’Umanità e se non ci aiutiamo come una squadra facendo avanzare egoismi oppure uscite del tipo “non ringraziamo chi compie il proprio dovere” rischiamo di imboccare la strada della sconfitta. Ah, in conclusione: grazie a chi ci ha permesso di riflettere su questo aspetto!

Alain Calò


La Redazione
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