La morte del Liceo Classico

Ho fieramente fatto il liceo classico. E tra le tante cose che ho imparato in quei cinque anni, sicuramente una cosa mi ha aiutato e mi sta aiutando nella vita: pensare con la propria testa. Pensare con la propria testa significa non farsi trascinare da mode passeggere, dai gatti e le volpi o i Lucignoli che prospettano il Paese dei Balocchi. Pensare con la propria testa significa anche e soprattutto pensarla diversamente dagli altri, dalla maggioranza e, perché no, anche da tutti, fermo restando che non per forza siamo noi i depositari della verità assoluta (e non lo sono neanche gli altri). La qualità non è data dalla quantità e in un gregge di pecore, se proprio bisogna essere pecora, meglio nera. Non di certo per una volontà di “litigare con tutti”, ma semplicemente di “rivendicare noi a noi stessi” o ancor meglio “conoscere noi stessi”, la nostra unicità senza immischiarci nella massa informe sballottata di qua e di là con pensieri confezionati e calati dall’alto. Questo è forse il più grande insegnamento che ho ricevuto dal Liceo Classico. E fortuna volle che tale insegnamento mi venne dato prima che il Liceo, quello vero, spirasse. E che io uscissi prima ancora di assistere all’obbrobrioso vilipendio del cadavere “Liceo Classico” con questa sottospecie di manifestazione (nazionale, peraltro) che prende il nome di “Notte Nazionale del Liceo Classico”.
Il Liceo Classico (che insegnava a pensare con la propria testa e di andare controcorrente) ora viene ridotto, con la complicità di molti (ma, per fortuna, la resistenza di molti altri), ad uno spot pubblicitario, ad una vetrina in cui non vi è alcuna valorizzazione dei classici, ma una scimmiottatura piegata a fini mondani e “per fare moda” o avere il servizio su qualche giornale locale. Ci siamo tutti indignati dinnanzi ad un Ministro della Repubblica che durante l’estate ha “esagerato” (poniamola così) in certi suoi atteggiamenti. E qual è la differenza tra l’atteggiamento di questo Ministro e la Notte del Liceo Classico? Un Mojito in meno?
Il Liceo Classico è serietà, è sobrietà, è correttezza, è forma che permea e completa la sostanza. Non è una comparsata, una carnevalata con quattro pezze e due tavole di legno spudoratamente passati per tuniche e momenti conviviali dell’antichità. Il Liceo Classico non è una notte ma una vita, uno stile di vita. Non è una serata mondana, è l’elevazione dello spirito. Non è una compagnia di comparse, ma lo studio e l’interiorizzazione del teatro. Non è una frase in latino imparata a memoria e buttata là per avere un assenso dall’altro (e farsi vedere “uomo di cultura” perché ha imparato a memoria quella frase). È una frase in latino, un passo, un pensiero che si universalizza e viene innanzitutto interiorizzato nel nostro io per diventare guida della nostra vita. Il Liceo Classico non è, quindi, ostentazione alla stregua del prodotto di ultima categoria dell’ultimo vucumprà e come si fa durante queste notti, ma è un qualcosa di talmente intimo e personale, importante e imponente, che merita ben altro… e non certo di essere ridicolizzato in questa maniera.
Poi si dirà: ma in queste notti facciamo cultura! Ma in queste notti ci son molte persone! Giusto, le persone non mancano: padri e madri di tutte le comparse buttate sul palco/mercato per ingrossare e ingrassare l’ego di chissà chi (un ego molto superficiale se ha bisogno di queste cose). E la cultura, in forma di toccata e fuga o al più di pillola zuccherata e a volte senza neanche la pillola, che dovrebbe farsi ogni giorno e non aspettare l’ “eventone” di moda. Perché le mode passano e nella corrente non si sa mai a priori che cosa verrà trascinato.

Alain Calò


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