Impegno comune per l’eliminazione della violenza di genere

In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, molto è stato detto sul femminicidio, sulla violenza domestica, sul film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi attualmente al cinema, ecc. Si parla del problema della violenza sulle donne, ci si focalizza sull’inasprimento delle pene per femminicidio, del rivolgersi ai centri anti violenza presenti sul territorio, ma si vede tutto questo come qualcosa che non ci riguarda, di cui non abbiamo colpa.

Ben poco si parla della responsabilità collettiva nel rafforzamento, purtroppo anche tutt’oggi, dell’arcaica mentalità di separazione tra genere maschile e femminile già in tenera età.

Prima di concentrarci sugli allarmanti fatti di cronaca che ne derivano, tutti noi dobbiamo iniziare a chiederci: cosa sbagliamo come società? Come possiamo debellare la violenza di genere?

Innanzitutto bisogna iniziare facendo molta attenzione ad evitare frasi come “non piangere come una femminuccia!” ogni volta che un bambino o un ragazzo provino ad esternare le proprie emozioni mostrando anche le proprie umane fragilità. Anche gli uomini, in quanto persone, hanno il diritto di piangere e parlare liberamente del loro malessere, del loro senso di inadeguatezza, delle loro preoccupazioni riguardo il futuro.

Successivamente, dobbiamo scegliere con cura i modelli educativi dei bambini. Il loro esempio non deriva solo dalle figure genitoriali, bensì anche da eventuali leader carismatici, dai messaggi comunicativi passati in televisione, nelle canzoni, nei social network. Che idea dovrebbe farsi un ragazzo che sente criticare continuamente la VIP malcapitata di turno per essere stata tradita dal marito, essere stata lasciata e denigrata e, come se non bastasse, incolpata e considerata anche una poco di buono se riesce ad andare avanti anche lei lasciando andare questa relazione tossica per rifarsi una vita come ha fatto il partner?

Che messaggio passa in canzoni in voga in questo momento che parlano con troppa facilità di “ammazzare per gelosia”? Sebbene considerate innocue, le canzoni hanno un forte impatto sulla mentalità delle persone e queste associazioni di parole, se sentite ripetutamente, vengono assorbite dal cervello come meccanismi automatici e percepite come lecite.

Per quanto riguarda i cartoni animati, la Disney, già da molti anni, ha adeguato le proprie protagoniste al cambiamento sociale che stiamo vivendo con l’emancipazione femminile, passando dalle principesse in attesa di essere salvate dal principe di turno alle eroine che combattono per i propri diritti. Nel live action di “Aladdin”, la Disney ha inserito una versione di Jasmine che dice di non voler essere più zittita, di non voler essere più messa “al suo posto”, sottovalutata e considerata “meglio da guardare che da ascoltare”.

Tutt’oggi molte ragazze subiscono la pressione di essere trattate come un trofeo da esporre, considerate necessariamente belle ma stupide, come se le due cose non potessero andare di pari passo.
Le donne sono costrette socialmente a prendersi cura dell’aspetto fisico in tutti i suoi dettagli, costantemente, per non rischiare di essere oggetto di critica. Sono costrette a confrontarsi con gli irreali canoni di bellezza femminile proposti dalle pubblicità che fanno largo uso di Photoshop oltre che della chirurgia estetica. Ma perché una donna dovrebbe sentire addosso tutte queste pressioni? Perché “omo de panza, omo de sostanza”, mentre la donna che ingrassa, magari in seguito ad una disfunzione ormonale, è da criticare? Bisogna svincolarsi da questa schiavitù mentale, iniziare a considerarsi semplicemente persone.

Partiamo da qui, tutti insieme, da subito.
Grazie per all’attenzione.

Marzia Marassà


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