#FaceToFace con Rosario Russo, autore di “Quattordici spine”

“NataLeggiamo”, la kermesse letteraria figlia di “Impavidarte”, non si è esaurito in quel dicembre 2019. Abbiamo infatti deciso, passato del tempo, di parlare con gli autori coinvolti, intervistandoli per conoscerli meglio. Assieme all’intervista, abbiamo pensato di abbinare il video della presentazione del libro (che potrete trovare al seguente link https://youtu.be/twQud03ypqI).
Abbiamo incontrato Rosario Russo, autore di “Quattordici Spine”, presente a Nicosia nella seconda giornata della Kermesse alle ore 18:30. A presentare il libro è stato Giovanni D’Urso. È stato anche effettuato un bellissimo momento musicale curato da Valentina D’Alessandro e la Maestra Enza Ferrara al pianoforte.

Perché scrivi? Che cosa rappresenta per te la scrittura?
Scrivo per un bisogno intimo e a volte irrazionale. Sempre più frequentemente ho la sensazione che la scrittura sia l’unico posto dove ho un senso. Raccontare storie, creare nuovi personaggi, emozionare il pubblico: per me è lo stimolo più bello di ogni autore.

Parlaci del tuo libro.
Quattordici spine è un romanzo a forti tinte noir che racconta di una indagine “spinosa” e davvero complicata: siamo in Sicilia, precisamente ad Acireale e tutto parte dall’omicidio di un sacerdote amatissimo dalla comunità, don Mario Spina. La vittima viene ritrovata all’interno della sacrestia della basilica di San Pietro, massacrata con decine di colpi d’arma da taglio e come se non bastasse da una antica credenza è stato sottratto un cofanetto contenente i resti dell’artista più celebre della città, Paolo Vasta. L’ispettore di polizia Luigi Traversa, giunto da poco ad Acireale dal Veneto, si ritrova ad indagare su un delitto davvero inspiegabile, addentrandosi ben presto in un mondo torbido, tra politici corrotti, collezionisti d’arte e gente di malaffare. Lo stesso poliziotto dovrà fare i conti con la propria coscienza, confrontandosi continuamente con le dolorose vicende che hanno causato il suo trasferimento. Quattordici giorni serviranno all’ispettore per svelare la terribile verità, togliendo una spina al giorno da quel complicato fico d’india che rappresenta la Sicilia. In conclusione, Quattordici spine rappresenta un lungo viaggio di un animo provato in una città denudata, in cui niente è come sembra.

Con quale spirito, secondo te, dovrebbe approcciarsi il lettore al tuo libro?
In realtà, trattandosi di un giallo, lo scopo sarebbe principalmente di intrattenimento. Ma la letteratura di genere, tanto vituperata in passato così come tanto celebrata oggi, sta avendo un grande successo proprio perché è diventata col tempo qualcosa di più ampio, una finestra privilegiata dalla quale osservare le mutazioni dell’attuale società. Però nel momento in cui si inizia a scrivere un giallo, automaticamente ci si distacca dalla realtà, per cui il lettore potrà sicuramente analizzare la società attuale, ma non perdendo mai di vista il filtro della finzione, se no il tutto si riduce a puro giornalismo d’inchiesta. In Quattordici spine è presente il doppio binario di lettura, i due piani narrativi dell’inchiesta e della finzione, e spetterà al lettore capire qual è la prospettiva che gli interessa maggiormente.

Tra le tante tematiche affrontate nel testo, quale in particolare pensi rappresenti il tuo libro? E perché?
Tematiche ce ne sarebbero diverse, tutte attuali. Mi piace più interpretare il testo come un viaggio alla scoperta di una realtà come quella siciliana. Del resto fin dalle prime battute si intravede come la permanenza ad Acireale dell’ispettore Traversa sia inizialmente problematica. Il poliziotto infatti detesta il caldo, il mare ed il pesce, facendo fatica a trovare un difficile equilibrio. Ma la Sicilia, terra storicamente legata alle contaminazioni, saprà donare al protagonista nuove speranze, in barba ai soliti e francamente fastidiosi cliché che da sempre contraddistinguono la nostra terra.

Che cosa pensi dei libri commerciali? Un testo come il tuo è per certi versi “controcorrente”. Punta più alla qualità che a una mera quantità di vendita a differenza di come, purtroppo, accade oggi.
Io credo che al giorno d’oggi il mercato non è altro che la sommatoria di ciò che la gente vuole leggere. Tanto di cappello a chi scrive un libro, ma questo non vuol dire che chi vende centinaia di migliaia di copie sia migliore degli altri, è chiaro. Gigi D’Alessio con la musica ha guadagnato molto più di Bach, ma questo non vuol dire che è più bravo. Quando un calciatore, un “tronista” o una persona dello spettacolo pubblica un libro, intanto fa una cosa meritevole perché porta in libreria intere fasce di popolazione che altrimenti non ci sarebbero mai andate e leggere un libro è sempre meglio che guardare un film. Di contraltare però, assistiamo a tantissimi autori davvero bravi che restano nell’anonimato più assoluto e questo è davvero deprimente. La sfida più importante dell’editoria sarebbe quella di educare la collettività a letture di assoluto valore.

Parlaci dei tuoi progetti letterari futuri.
Ho tanti progetti futuri che mi stimolano: a breve pubblicherò un’antologia di racconti con i quali durante gli anni mi sono aggiudicato svariati premi letterari, tra cui pure “Annalisa”, racconto a cui tengo davvero tanto, vincitore nel 2019 del Premio della Critica e del Premio del Comitato di lettura all’interno della bellissima rassegna “Impavidarte, la biennale della cultura”, sezione romanzo breve. Inoltre un altro di questi racconti, “Il delitto delle cartoline”, verrà trasformato in uno spettacolo danzante a cura di un ballerino di fama nazionale, Alosha. In primavera ci sarà la riedizione de “Il martirio del bagolaro”, mio romanzo d’esordio, giallo storico ambientato in Sicilia nel 1862. Mi piacerebbe scrivere una seconda avventura di Luigi Traversa, ma anche tanto altro di cui non voglio dire per scaramanzia! È importante non fermarsi mai e dare sempre spazio alla creatività.

Alain Calò


La Redazione
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