#FaceToFace con Piergiacomo La Via, Già sindaco di Nicosia

Nell’ora più buia che stiamo vivendo, può risultare utile raccogliere impressioni, paure e speranza da parte di cittadini comuni o anche di persone che hanno, in un certo qual modo, “cavalcato” la storia. Non deve, questo, intendersi un esercizio retorico oppure un qualcosa che distragga” dall’emergenza, bensì un approfondimento dell’emergenza stessa. Un dialogo, davanti ad un caffè metaforico (quello vero sarà preso passata la tempesta), da cui nasce un confronto. E dal confronto nascono idee e spunti di riflessione utili a tutti noi, sottolineando ancor più che siamo tutti nella stessa barca. Abbiamo deciso di incontrare l’Avvocato Piergiacomo La Via, che è stato Sindaco a Nicosia negli anni ’90. Un’Amministrazione che viene sovente ricordata come un’ottima Amministrazione che ha segnato un periodo aureo della Nostra storia locale. Non è retorica o sviolinata quanto stiamo dicendo, perché il Nicosiano ricorda bene quel periodo e sa bene che da quel periodo (e soprattutto da quella esperienza) è nata e si è formata una classe politica, ma ancor prima di persone, che negli anni ha fatto molto e continua a fare nel Nostro territorio.
L’incontro, quindi, con l’Avvocato La Via non è quindi qualcosa del tipo “non abbiamo di che scrivere, facciamo allora questo”, ma rappresenta un ottimo punto di partenza per poter approfondire di più sia l’emergenza, sia anche e soprattutto come Nicosia possa ripartire dopo l’emergenza, raccogliendo impressioni che vengono filtrate dall’esperienza politica e amministrativa del già Sindaco.
Ma lasciamo, adesso, parlare le domande e le risposte in questa che non è una intervista, ma un’amichevole chiacchierata.

Innanzitutto una domanda preliminare: cosa pensa il già Sindaco, ma ancor meglio la persona Piergiacomo La Via di questa emergenza? Come è cambiata la Sua vita? Quali le paure e le speranze?
Una tragedia, terribile ed imprevedibile. In quanto tale ci ha colto impreparati.
La mia vita non è cambiata di molto perché uscivo pochissimo prima, soprattutto per andare in studio ed in Tribunale. Oggi lavoro da casa, niente di grave.
Le paure? Solo una, quella di venire contagiato e di non farcela.
Le speranze tante. Una società nuova, migliore, più solidale. Donne e uomini, anziani e giovani, che tornano ad abbracciarsi, che si vogliono bene e si aiutano tra di loro.

L’emergenza Coronavirus rappresenta la più grande emergenza a Nicosia quasi 80 anni (ovvero dall’ultima volta che il nostro paese fu invaso militarmente dagli angloamericani). Qui, inoltre, vediamo qualcosa di inedito, una “guerra” non militare che coinvolge le generazioni che non hanno visto la Seconda Guerra Mondiale. Che cosa si sente di dire il già sindaco Piergiacomo La Via al Nicosiano che si vede coinvolto in questo particolare periodo storico?
La metafora dell’ultima guerra mi fa venire in mente la resistenza.
Ecco se dovessi rivolgere un invito ai miei concittadini, direi senz’altro di resistere, di rispettare ancora le regole, di sopportare con un ultimo sforzo le privazioni per uscire dal tunnel al più presto.
Soprattutto sui ragazzi, i cittadini di domani, grava questo difficile ed oneroso compito.

La politica, come durante le Guerre Mondiali, è in una sorta di “prima linea” (nel senso che gestisce l’emergenza anche se non opera direttamente, cosa allora demandata all’esercito, oggi al comparto sanitario). Secondo Lei, le scelte prese a livello governativo sono corrette? E le scelte prese in ambito locale?
Si, nella sostanza sono corrette e le condivido.
A mio avviso potevano essere più tempestive e più rigorose. Alla “cinese” per intenderci. Troppa gente ancora va fuori la mattina a lavorare. Si sarebbe dovuto -e si può ancora- intervenire su “ferie obbligatorie”, minime riduzioni di salari e stipendi, fino all’ottimizzazione dello smart working ove possibile e lasciare la gente a casa, salvo servizi e beni veramente di prima necessità, quali ospedali, farmacie, filiera alimentare, aziende che producono materiale sanitario.
A livello locale apprezzo le scelte, anche coraggiose, di quei Sindaci del territorio che hanno chiuso completamente i Comuni, Maria Greco ad Agira ed oggi anche Troina (ne approfitto per salutare Fabio Venezia, che sta poco bene e per fargli un in bocca al lupo).

Lei è stato Sindaco di Nicosia e quindi conosce (con le ovvie distinzioni temporali) questo territorio. Questo periodo chiama anche all’unità e quindi anche a mettere al servizio della collettività le proprie esperienze e le proprie conoscenze. Alla luce della Sua esperienza di Sindaco, quale consiglio darebbe all’attuale Sindaco Luigi Bonelli per affrontare al meglio questa emergenza?
In questo momento, mi sento molto vicino al Sindaco di Nicosia ed agli altri Sindaci del territorio. Stanno quotidianamente in trincea e noi cittadini abbiamo il dovere di “stringerci” attorno a loro quali figure istituzionali di riferimento.
Non sarei in grado di dare dei consigli, sono tutti bravi e sanno quello che va fatto.
Sono invece d’accordo con Lei quando parla di unità.
E’, proprio oggi, il momento della massima unità della politica.
Le scelte e le decisioni vanno condivise quanto più è possibile, anche con le minoranze. In proposito mi sembra legittima ed opportuna la recente proposta di alcuni consiglieri che chiedono l’istituzione di un comitato unitario, esteso a tutte le rappresentanze politiche, alle parrocchie, alla Caritas, alla Croce Rossa e ad altre associazioni di volontariato, che gestisca l’emergenza, proceda ad una “mappatura” dei bisogni, a cominciare dalla equa distribuzione dei buoni pasto e dei sussidi.
E’ il momento dell’unità, della partecipazione, del pieno coinvolgimento, della responsabilizzazione. Tutti debbono (e dobbiamo) dare un contributo. Tutti devono sentirsi utili ed importanti.
Il Sindaco -lo dicevo prima- è la figura istituzionale di riferimento, va visto come il coordinatore ed il rappresentante di tutta la comunità (e non solo di una parte di essa). Oggi non serve un demiurgo, così come non serve pubblicare il cellulare sui social o altre futilità autoreferenziali.

Questa emergenza ha mostrato il fallimento della globalizzazione e, in un certo senso, di questo tipo di concezione dell’Unione Europea. Volendo tirare le somme alla geopolitica, come vede il futuro? Un ritorno agli stati nazionali?
Se la Germania e gli stati del nord Europa non cambiano la loro linea è un’ipotesi che ci sta nel prossimo scenario politico internazionale. Tranne che non prevalga, come mi auguro, la linea solidaristica. L’Albania, Cuba ed altri Stati ne sono l’esempio.

Parliamo di post Coronavirus (perché non dobbiamo perdere la certezza di superare questa pandemia): superata l’emergenza sanitaria dovremo affrontare un’emergenza economica e sociale. Stiamo assistendo ad un blocco del commercio e dell’imprenditoria, cosa che a Nicosia sta provocando un forte danno ad una considerevole fetta di popolazione (la Confcommercio di Nicosia ha lanciato l’allarme). Qual è la ricetta del già sindaco La Via per rilanciare l’economia locale una volta superata l’emergenza sanitaria?
Magari avessi una ricetta per Nicosia (o per l’Italia).
Certamente dopo l’emergenza sanitaria, ci sarà una emergenza economica.
Paradossalmente però Nicosia ne soffrirà meno rispetto ad altre realtà, come quella dell’hinterland milanese o, in genere, di quelle più sviluppate, soprattutto al nord.
L’economia, dr. Calò, è come la temperatura e subisce le stesse “escursioni termiche”.
Se a casa c’è caldo uscendo fuori sentiremo molto freddo. Se invece a casa c’è freddo, fuori ce ne sarà di più ma lo sbalzo è minore.
Ora nella “casa Nicosia”, diciamocelo con franchezza, c’era già freddo, molto prima del coronavirus.
L’edilizia sostanzialmente ferma, così come l’artigianato. L’agricoltura in crisi anche a causa delle politiche europee. Il turismo ancora ad uno stato embrionale. I giovani, forse i migliori, se ne sono andati.
Ovviamente, post coronavirus, dobbiamo dare il massimo perché ci sia una ripresa.
In primo luogo è necessaria la liquidità per le aziende.
Sono fiducioso che un sostengo in tal senso verrà dal governo centrale e regionale. Incentivi, crediti di imposta, prestiti agevolati, ecc.
Il Comune potrà intanto diminuire la pressione fiscale, magari annullando del tutto in un primo momento e poi sospendere le tasse (IMU, ICI, TARI, TASI).
Lanciare, di concerto ai commercianti, una campagna virtuosa per gli acquisti in città, con buoni sconto comunali ed altri incentivi.
Offrire una fidejussione per piccoli prestiti agli artigiani ed quelle aziende che si trovano più in “sofferenza” e che magari non riuscirebbero ad avere autonomo credito con le Banche.
Iniziare una campagna di valorizzazione dei prodotti locali e farli circolare nei supermercati e negli altri punti vendita.
Queste sono le cose, forse più banali, che potrebbero essere attuate nell’immediatezza.

L’emergenza ci ha fatto riscoprire di essere un popolo unito. L’Ospedale ha avuto il potenziamento di 4 sale di terapia intensiva grazie all’aiuto di tutti noi. Tante altre manifestazioni di solidarietà si stanno vedendo in questo particolare contesto. Come valuta tutto ciò? Si può dire che non siamo più il “Paese dei Due Cristi”?
Difficilmente non saremo più il “paese dei due Cristi”.
Ci sono alla base profonde ragioni storiche ed antropologiche.
Come ho avuto modo di dire altre volte, dobbiamo canalizzare la rivalità e la virtuosa competizione (come la leale concorrenza nel commercio) affinché diventino fattori virtuosi per la crescita e lo sviluppo e non scadano nella sterile invidia.
Certo la solidarietà è cresciuta anche da noi e crescerà ancora di più.
La raccolta dei fondi e le donazioni della Curia e dei Club Service e di singoli cittadini per attrezzare i quattro posti di intensiva al Basilotta ne sono l’esempio più tangibile.
La Solidarietà è la nuova filosofia.
Forse sarà la vera scommessa di domani, a Nicosia così come nell’intero Paese.

Ringraziamo il già Sindaco La Via per questa chiacchierata. Ricordiamo che chiunque volesse confrontarsi con noi sa che troverà la nostra piena disponibilità a patto che il caffè (metaforico adesso, ma reale quando tutto questo finirà) lo offriate voi.

Alain Calò


La Redazione
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