#FaceToFace con Melo Lizzo, candidato a Sindaco per la Città di Nicosia: qualche riflessione sulla sanità locale

Questi giorni permeati dall’emergenza Coronavirus sono stati anche giorni permeati dalla dialettica politica. Il Coronavirus ha mostrato punti di forza e punti di debolezza in ciascuno di noi. Come un terremoto improvviso, ha letteralmente fatto tremare le nostre certezze, riducendole a volte in macerie. Da queste macerie bisogna, però, ripartire. Ma non si può ripartire senza uno sguardo sul passato, una visione critica sul presente e una programmazione (condita da una forte speranza) per il futuro. La serie di dichiarazioni che abbiamo da poco cominciato a raccogliere sulla sanità locale, rappresentano, a nostro parere, un modo per riflettere su cosa si è già fatto e su cosa si farà. Ovviamente, memori di quanto diceva Hegel, “il vero è l’intero”. E sempre per metodo hegeliano, la sintesi si crea dalla commistione tra la tesi e l’antitesi. È quindi opportuno raccogliere quante più voci, anche e soprattutto contrapposte, per poter tirare al meglio le somme. Il candidato a Sindaco Melo Lizzo ci ha rilasciato questi spunti di riflessione sulla sanità locale. Non è mancato, inoltre, qualche spunto politico ed economico sulla futura ricostruzione.

Una domanda preliminare che introduce bene quello che stiamo per affrontare: il Coronavirus, e quindi l’emergenza sanitaria che si è scatenata, ha profondamente mutato i nostri stili di vita. Lei, candidato Lizzo, quali pensieri vuole condividere sul fatto che un qualcosa di microscopico sta facendo siffatti danni? Come è cambiata la sua vita?

Sì, è vero. Il coronavirus, di cui nessuno si aspettava nulla e ringraziando Dio non è arrivato prima qui al Sud ma al Nord, ha colto tutti impreparati. Ha modificato profondamente il nostro modo di vivere e di pensare. Io ritengo che una vicenda come questa ha fatto riflettere tanto. Ha fatto uscire, io mi auguro, da ognuno di noi la parte migliore che c’è. Ricordo a me stesso e a tutti che è uscita fuori una solidarietà non indifferente. La gente ha voluto partecipare al dolore degli altri donando, mettendosi in prima fila. Spesso la gente è arrivata molto prima della politica. È arrivata prima con le donazioni alimentari, con le donazioni economiche, ed ha permesso anche la realizzazione di nuove strutture a Nicosia, vedasi la c.d. Terapia Intensiva nella quale un gruppo meraviglioso di ragazzi ha svolto la funzione di catalizzatore per la realizzazione di un reparto ospedaliero. La gente ha fatto, veramente, uscire il meglio di sé. Io ho visto i volontari non lesinare tempo per i ragazzi a casa che erano tornati dal Nord e che erano in quarantena. I medici non lesinano tempo per il loro lavoro, raggiungendo perfino altri Ospedali; come anche gli infermieri. E tutti gli altri. Il volontariato ha fatto ciò che ha sempre fatto ma lo ha fatto con uno spirito di abnegazione più ampio.
Una cosa mi ha rammaricato: c’è stato un periodo in cui si è parlato, forse troppo, della questione dei beni alimentari dati dal Comune. Appunto, quando ho detto che questa esperienza ha fatto uscire il meglio di noi, non ha però fatto uscire il meglio di se stessi in alcuni, per cui in quel momento sui buoni alimentari a Nicosia è successo un guazzabuglio. Per cui è stato fuorviante sia il messaggio che il comportamento . Ha fatto addirittura restringere le donazioni in quel periodo e il buon sig. Lo Ciuro, che è il “coordinatore” delle associazioni che dividono i beni alimentari, ha visto una flessione nelle donazioni. Io ritengo che un’esperienza del genere con un microbo che ha massacrato famiglie e che ha reso precarie le nostre vite deve, comunque, farci riflettere sulle cose serie e giuste.

Chirurgia sì? Chirurgia no? Il dubbio amletico che sta infiammando in questi giorni la comunità nicosiana è il fatto che il reparto di Chirurgia potrebbe non riaprire mentre dall’Amministrazione arrivano rassicurazioni sul fatto che non solo riaprirà ma riaprirà potenziato. Qual è la sua posizione?

Per quanto riguarda il problema chirurgia si chirurgia no, obiettivamente, penso che se ne sia parlato anche troppo. Io penso che sull’ospedale di Nicosia, nel momento in cui riprendono o nel momento in cui finisce questa emergenza sanitaria, è necessaria una riflessione profonda, è necessaria un’apertura dialettica seria e franca con la direzione aziendale, perché non è solo il problema chirurgia, che ne è stato alzato un polverone; bisognava parlarne semplicemente con uno dei chirurgi che operano presso il nostro Ospedale, per sapere come stanno le cose, ma è prevalsa probabilmente la voglia di apparire e la troppa frenesia elettorale, che in un caso o nell’altro hanno prodotto nella popolazione una serie di preoccupazioni. La chirurgia di Nicosia si riprenderà, abbiamo avuto la fortuna della nomina di un primario attraverso concorso, il quale attiverà le attività, sia quelle legate all’emergenza/urgenza che l’endoscopia. A Nicosia si effettuavano tantissimi screening oncologici che, in una popolazione molto predisposta, hanno impedito, hanno anticipato e hanno permesso di diagnosticare per tempo malattie gravi dando la possibilità di curarsi per tempo. La chirurgia va implementata, e al di là dei reparti si apriranno, il problema fondamentale dell’ospedale di Nicosia è il personale, la carenza di personale: è stata aperta la terapia intensiva, bellissima cosa e bellissima risposta da parte della popolazione interessata, reparto che con la riapertura della chirurgia può e deve essere ancora più importante e di supporto, ma viene gestita dai soli pochi medici presenti i quali non possono continuare con questi turni massacranti.

Diciamo che questo virus ci ha trovato impreparati come provincia. I dati parlano di una totale confusione. All’Asp prima si dimettono e poi ritornano, i risultati dei tamponi non arrivano in tempi congrui (recentemente abbiamo anche noi portato all’attenzione un caso), i medici di Nicosia che devono andare ad Enna. Siamo nel caos più totale e abbandonati a noi stessi in quanto i nostri rappresentanti alle alte sfere politiche al più scrivono qualche lettera per farsi fare l’articolo. Che cosa è andato storto secondo lei? Può essere che si vuole politicizzare anche questa emergenza?

In questi giorni di emergenza si è verificato il problema del trasferimento dei medici all’ospedale di Enna, laddove in effetti si è concentrata l’urgenza. Ciononostante il problema della turnazione esiste e non si riesce a comprendere perché non si è avuta risposta alla nota ufficiale che i medici hanno scritto per conoscere l’omogeneità della turnazione, che è stata ed è rispettata. A Nicosia abbiamo tre cardiologi di cui due turnano ad Enna mentre all’Umberto I hanno 14 unità. In chirurgia al Basilotta ci sono quattro medici compreso il primario e tre di questi prima turnavano ad Enna e ora a Leonforte. I cardiologi di Nicosia, inoltre, effettuano anche 13 turni di reperibilità mensile. L’ortopedia, fiore all’occhiello del Basilotta, così come tutti i reparti del nostro ospedale dove danno la possibilità di lavorare ai nostri medici, consta di tre unità e tutti turnano ad Enna. Quindi non solo devono riaprire i reparti ma si deve aprire una discussione approfondita per l’acquisizione di personale medico, infermieristico ed Oss, perché nella rete ospedaliera sono previsti una serie di servizi che devono essere attivati per la sicurezza del territorio. La pandemia sta insegnando che l’ospedale vicino è l’ospedale buono ma deve essere l’ospedale sicuro.

RSA, ovvero le celeberrime “case di riposo”. In Piazza, a Nicosia, ne abbiamo un esempio. Sappiamo che i ricoveri per anziani sono dei veri e propri “acchiappa virus” e che purtroppo, come anche denunciato dall’OMS, la metà dei morti europei deriva da pazienti delle RSA. A Nicosia, secondo Lei, si sta facendo di tutto per preservare questi nostri concittadini più deboli?

Sì, per quanto concerne le RSA, i mezzi di comunicazione ci dicono che queste e le case di riposo in generale sono un focolaio del virus. Io parlo per esperienza, sia per Nicosia che per Troina: le RSA che stanno nel Nostro territorio sono gestite egregiamente. Il personale medico è eccezionale, non ci sono solo infermieri, ma figli, madri e fratelli. Io ho avuto esperienza personale e ho visto che si tratta di Case nella vera e propria accezione e non solo di cura; non strutture a scopo di lucro. Per quelle che sono le informazioni in mio possesso a Nicosia sono tutte Case e non semplici case di cura. Le case dove ti senti sicuro, ti senti protetto e ti senti amato. L’esperienza che ho avuto è proprio questo con mia madre per parecchio tempo. Ho avuto la possibilità di vedere l’umanità con cui vengono portate avanti le cose. Mi risulta che a Nicosia le RSA hanno chiuso alle visite immediatamente agli inizi di marzo, hanno fatto tutto ciò che dovevano fare. Mi consta personalmente verificare che hanno sanificato i locali prima degli enti pubblici (ma molto prima!). Hanno chiamato ditte private. Hanno sanificato gli ambienti e hanno predisposto i piani di emergenza. E difatti non è un caso per cui non si sono avuti casi proprio lì. Sì, è ovvio che vengono posti in essere tutti i comportamenti idonei a preservare la salute dei concittadini più deboli che prima erano i concittadini più ricchi quali gli anziani perché ricchi di esperienza, di virtù, di buonsenso. Oggi purtroppo sono più deboli perché maggiormente esposti a questa problematica.

Accanto all’emergenza sanitaria si sta registrando una vera emergenza economica. La Confcommercio di Nicosia, assieme alle lodevoli iniziative poste in essere, ha comunque lanciato l’allarme. Quale ricetta per contrastare questa emergenza nell’emergenza con tutti i limiti che può avere l’Amministratore locale?

Questo è un momento serio di difficoltà a Nicosia. Veramente il momento di difficoltà economica a Nicosia lo era pure prima: la tassazione troppo elevata, il commercio, l’ex “salotto buono della città”, deserto!! il centro storico…. Nicosia è ed era attanagliata da una serie di problemi seri. Non è questo il momento per parlarne ma arriverà l’ora di parlare di rilancio. Non può Nicosia, e i nicosiani, accettare uno status in cui si sopravvive e in cui si vive. Non può la pandemia far dimenticare i problemi che ci sono. L’artigianato non ha un punto di riferimento, non ci sono politiche idonee a mettere insieme la domanda con l’offerta. Va aiutato il nostro territorio, va aiutata la nostra economia. Avere fermato tutto è stato facile ma fare ripartire è difficile. Soprattutto se ci sarà un clima di scontro sia elettorale che amministrativo, non vedo un futuro roseo per i nostri imprenditori, dove chiaramente inserisco anche a pieno titolo quelli agricoli e per la nostra città. Ritengo sia il momento della collaborazione: chiunque vinca le elezioni, chiunque partecipi e chiunque sia lì a prendere le decisioni, perché non è più il momento della sedia da riscaldare, ma è arrivato il momento di prendere delle decisioni serie, anche a volte impopolari, e che prevedono la possibilità di prendere pochi like sui social. Oggi è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e fare le cose serie. Va riorganizzata la macchina amministrativa e preparla ad accogliere le opportunità che l’enorme sforzo finanziario messo in campo in questo momento possa essere utilizzato virtualmente attingendo a tutti i finanziamenti di cui ai bandi che verranno pubblicati, dal c.d. New GREEN Deal alle altre foni di finanziamento. Va fatto un piano serio per aiutare le imprese, non mi riferisco solo ai soldi a fondo perduto, nessuno è Babbo Natale che elargisce regali, ma bisogna stare vicino agli imprenditori, agli artigiani, ai commercianti e ai professionisti per trovare delle soluzioni serie per le proprie aziende. Anche il governo nazionale non sa che pesci pigliare: è preoccupato anch’esso di sbagliare. Non è preoccupato di fare la cosa giusta ma è preoccupato solo di sbagliare. È preoccupato della perdita di consensi. Non è questo il modo di fare politica, non è questo il modo di fare governo. Si governa prendendo decisioni serie e giuste anche se non portano consensi elettorali ma saranno sempre in linea con la tua coscienza di uomo, di cittadino, di governante. In questo momento tanti stanno soffrendo, la distribuzione alimentare sta funzionando e molti si espongono nell’andare a chiedere aiuto, ma probabilmente va rimodulato il metodo amministrativo nel creare posti di lavoro che non sono solo quelli legati alle cooperative sociali, e a Nicosia sembra che si viva prevalentemente di questo. Va fatto un piano di riorganizzazione degli uffici e dei servizi, atto a sfruttare quelle che sono le opportunità date dall’Europa, dallo Stato e dalla Regione e che alla fine di questa pandemia saranno enormi. Bisogna avere idee chiare e progettazione per fare si che la nostra comunità attenui la sofferenza del momento.

Un’ultima domanda: un consiglio ai cittadini nicosiani. Il Coronavirus ha, come abbiamo detto, modificato il nostro stile di vita. E non Le nascondo anche la sofferenza di molti. Serve quindi una parola di conforto a queste persone. E serve che la politica (l’Amministrazione, l’Opposizione e in questo caso chi si sta Candidando) stia vicino al rappresentato. Che cosa di sente Lei di dire al Nicosiano che ci sta leggendo?

Alla popolazione mi sento di dire di tornare ad essere ciò che sempre siamo stati i Nicosiani: di essere persone laboriose, di essere persone accoglienti, persone di buon senso che si sbracciano le maniche e che non piangano se stesse. Ognuno di noi deve fare la propria parte. Questa pandemia ci sta insegnando tanto, la natura ci sta insegnando tanto. La natura, essendo stata lasciata in pace, sta risorgendo e anche noi dobbiamo farlo: far risorgere la nostra città, perseguendo sempre e comunque interessi pubblici e diffusi..

Congedandoci dal candidato Lizzo, ricordiamo, che chiunque vorrà, in questo cantuccio potrà dire la propria. Saremo ben contenti di raccogliere sempre più visioni per restituire un quadro quanto più completo di questa complicata vicenda.

Alain Calò


La Redazione
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