#FaceToFace con Leonardo Caltabiano, autore di “Un bianco silenzio che cela le stregonerie della mente”

“NataLeggiamo”, la kermesse letteraria figlia di “Impavidarte”, non si è esaurito in quel dicembre 2019. Abbiamo infatti deciso, passato del tempo, di parlare con gli autori coinvolti, intervistandoli per conoscerli meglio. Assieme all’intervista, abbiamo pensato di abbinare il video della presentazione del libro (che potrete trovare al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=vj4CqiP46h4&feature=youtu.be).
Abbiamo incontrato Leonardo Caltabiano, autore di “Un bianco silenzio che cela le stregonerie della mente”, presente a Nicosia nella prima giornata della Kermesse alle ore 18:30. A presentare il libro è stato Michele Schillaci.

Perché scrivi? Che cosa rappresenta per te la scrittura?
La scrittura è memoria, liberazione e catarsi. Scrivo sia per dare sfogo ad alcuni “moti” che ho dentro, sia per non dimenticare emozioni e pensieri. Porto sempre con me un taccuino in cui appunto tutto ciò che mi passa per la testa: “Non omnis moriar”, come diceva Orazio nelle Odi. La scrittura e, in particolare, la Poesia celano però un’altra funzione: quella di offrire al lettore la scintilla per compiere un’azione. In molte poesie mi discosto molto dalla lirica e guardo a una composizione più orientata a scopi pragmatici. Non è voglia di orientare il lettore, proprio perché egli non percepirà gli stessi sentimenti del poeta: vedrà la poesia come un suo, personale, punto d’inizio.

Parlaci del tuo libro.
“Un bianco silenzio che cela le stregonerie della mente” è una raccolta di poesie che ho scritto nell’arco di 7 anni. Ho iniziato a scrivere a 14 anni e, di conseguenza, la raccolta rappresenta quelle sensazioni e percezioni che ho accolto nel mio passaggio dall’adolescenza all’età adulta. È, quindi, un percorso di dubbi e certezze, che inizialmente si mescolano (creando confusione), per poi creare un ordine armonico, insito nello spirito, che ho chiamato “cognizione”. Affronto vari temi: amore, spiritualità, società e metapoesia. Il tema centrale (o, meglio, lo strumento con cui comprendere meglio i temi affrontati nel libro) è il silenzio. Questo, inteso come assenza di distrazioni dell’anima, è l’arma mediante la quale possiamo sconfiggere la superficialità (e, quindi, la non responsabilità generale) che ci fa allontanare da una possibile vita orientata al Bene (le “stregonerie della mente”, appunto).

Con quale spirito, secondo te, dovrebbe approcciarsi il lettore al tuo libro?
Qualche giorno fa la mia ragazza mi ha insegnato una nuova parola che, prima di allora, non avevo mai sentito. “Anagogia”, cioè l’interpretazione spirituale di un testo; secondo wikipedia: “nella logica aristotelica indica quel processo induttivo che dall’esperienza particolare porta alla definizione dell’universale”. Ho pensato subito alla mia raccolta e oggi, quindi, posso dare una risposta precisa a questa domanda: il lettore, per comprendere al meglio il messaggio della raccolta, deve interpretarlo in modo “anagogico”.

Che cosa pensi dei libri commerciali? Un testo come il tuo è per certi versi “controcorrente”. Punta più alla qualità che a una mera quantità di vendita a differenza di come, purtroppo, accade oggi.
Non giudico dalle apparenze. C’è da dire che non ho mai letto (e mai lo farò) una raccolta di Gio Evan o di Francesco Sole o di tutti gli altri autori che pubblicano parole che il pubblico vuole sentirsi dire. La differenza sta proprio qui: banalmente, da una parte di vuole apparire, dall’altra si vuole essere. Potrei continuare, ma preferisco fermarmi qui.

Parlaci dei tuoi progetti letterari futuri.
Forse siete i primi a cui lo dico: sto lavorando a un testo teatrale su un poeta siciliano grandissimo e, allo stesso tempo, dimenticato. Per adesso sto studiando la sua vita controversa e, come dice lui stesso in una lettera, “priva di eventi importanti”. Non appena ci sarà una compagnia teatrale disposta a metterlo in scena, comunicherò ufficialmente il nome del poeta in questione. Ci sono tante altre cose in cantiere… persino del cibo!

Alain Calò


La Redazione
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