#FaceToFace con Anthony Calandra, il muro rossoblù che ha fermato Palermo e Acr Messina

Nel #FaceToFace di oggi si racconta Anthony Calandra, il numero 1 del Troina che ha fermato Palermo e Acr Messina nelle ultime due partite disputate. Un viaggio nei suoi ultimi mesi fatti di grandi soddisfazioni, ma anche di momenti difficili. E poi anche pronostici e commenti sul calcio nazionale. Insomma, un’intervista da non perdere assolutamente, buona lettura!

Ultimamente sei stato protagonista di grandi prestazioni. Specialmente quella a Palermo ha avuto grande risalto sugli organi di stampa: a chi vuoi dedicare i risultati e le prestazioni che stai maturando?

Una dedica particolare è per i miei nonni, che non ci sono più. Col nonno, da piccolo guardavo le partite del Palermo, e lui mi ripeteva sempre che un giorno mi avrebbe voluto vedere lì, in quello stadio. Bene, quel giorno è arrivato e lui sono sicuro che c’era, anche se non fisicamente. Spero sia orgoglioso di me.

Questo tuo alto rendimento è una rivincita nei confronti di qualcuno, visto che sei stato fermo e senza squadra per parecchio tempo?

Diciamo che è una rivincita a livello personale. Prima del Troina mi hanno chiamato altre squadre, ma non solo non ho accettato, credevo che anche la mia carriera fosse alla fine. Poi mi sono detto che se ce la facevano gli altri, potevo farcela anche io, ed eccomi qua. Non finirò mai di ringraziare il Troina, per le motivazioni che mi ha dato.

Come hai ritrovato l’autostima che, come hai detto, era venuta meno?

Ci sono stati una serie di fattori che hanno contribuito. La mia famiglia e i miei amici sono stati in “pressing” fin da subito, dopo che avevo ricevuto la chiamata del Troina. Li ringrazio perché ci sono stati anche nei momenti più difficili. Poi sai, anche la fortuna ha giocato un ruolo importante. Come ti dicevo, non volevo più saperne e prima della fatidica chiamata mi sono ritrovato tra le mani tutta l’attrezzatura sportiva che avevo riportato a Palermo da Bolzano, la città in cui ho lavorato per un po’. Guardare i guantoni e i completini, per chi ama il calcio, è una sensazione indescrivibile, ed è anche grazie a questo episodio che ho deciso di rimettermi in gioco.


Quali sono i tuoi obiettivi?

Vorrei arrivare nel calcio che conta, con tutto il rispetto per la serie D, che è una categoria che ti forma tantissimo. In passato sono stato aggregato in serie B al Crotone, anche se non ho mai giocato. È stata, però, una gran bella esperienza: a 17 anni ritrovarsi tra i professionisti è fantastico e ti permette di maturare sotto tutti i punti di vista.


Come ti autodefinisci dal punto di vista personale e professionale?

Fuori dal campo sono davvero un bravo ragazzo (ride ndr), ma quando si gioca sono cattivissimo. Vivo molto intensamente i momenti della partita, gli allenamenti ma non solo. Il calcio per me è uno stile di vita e adesso che sono tornato a giocare non voglio più fare a meno di questo sport. Ti dico di più, a Crotone mi hanno soprannominato “Orso”, per questo mio carattere quasi burbero quando sto tra i pali.

Perché nessuno ha creduto in te, in maniera convinta, prima dell’esperienza a Troina?

Qualche chiamata l’ho ricevuta, anche da squadre che hanno obiettivi più importanti dei nostri. Ma come ti dicevo per me il calcio era una parentesi chiusa. Troina è stata una salvezza per me: ambiente ideale, gruppo giovane e tanta voglia di fare calcio. E poi a mister Gagliardi non potevo dire no, visto il rapporto che ci lega. Mi sono fidato del suo sesto senso e della sua voglia di credere in me. Insomma, è stato un buon affare per entrambi!

Proviamo a conoscerti un po’ meglio. Parliamo di calcio nazionale: che squadra tifi, oltre al Palermo, e che pronostici fai per il campionato di Serie A?

Fin da piccolo simpatizzo per la Juventus, anche perché lì gioca l’idolo di ogni portiere, ovvero Gigi Buffon. Da bambino copiavo le sue mosse e mi accorgevo del carattere che metteva nell’affrontare le gare. Mi sono reso conto che è molto difficile imitarlo in campo, in tutti questi aspetti, e ciò testimonia la sua grandezza. Non faccio pronostici, però, sono contento che il campionato quest’anno sia combattuto. Una cosa la spero vivamente, e cioè che i bianconeri possano finalmente vincere la Champions, che ormai è una vera e propria ossessione.

Qual è il giocatore che ti ha sorpreso di più, in questo girone di andata di serie A?

Senza dubbio Dybala. Era quasi dato per ceduto e alla fine è sempre lui che entra in campo e decide le partite. Molti addetti ai lavori lo hanno criticato e hanno fatto pronostici sbagliati su di lui, visto quello che sta dimostrando.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe arrivare in serie A e poter battere il record del portiere più anziano a disputare una partita. Questo particolare record appartiene a Ballotta, che è stato il mio direttore a Varese. È solo un sogno e prima c’è tanto lavoro da fare. Ma adesso che sono tornato a giocare lavorerò per raggiungere i miei obiettivi e i miei sogni.

Fabrizio Tomasi


La Redazione
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