EDITORIALE. La responsabilità di fare corretta informazione

Siamo in guerra. Siamo in un periodo delicato. Siamo in un momento difficile, serio e che, giustamente, provoca preoccupazione in tutti noi. Il nemico invisibile Coronavirus è nella nostra terra e ogni giorno contagia e uccide diverse persone (fortunatamente aumentano sempre più anche i guariti). In questo momento delicato, chi ha la fortuna di essere osservatore del mondo è chiamato ad un alto ruolo di responsabilità: quello di fare corretta e giusta informazione. Corretta e giusta informazione per non creare allarmismi o false speranze. Corretta e giusta informazione senza prendere in giro il lettore. Corretta e giusta informazione senza titoli o notizie acchiappa visualizzazioni con il doppio fine di guadagnare qualcosa da quelle visualizzazioni. Quella non è correttezza e giustizia, quello è sciacallaggine. La più bassa e infida sciacallaggine perché sì, qualcuno è ormai abbonato alla parrocchia dello “sbatti il mostro in prima pagina”, ma in questo momento in cui è in gioco la salute di tutti noi, il vero mostro da sbattere in prima pagina è l’informazione sbagliata, faziosa e tendenziosa. Ed è mostro e ancor più infame chi coscientemente fa una tale informazione (se lo fa in maniera incosciente è semplicemente cretino). L’informazione non si fa scopiazzando da questo o quello spazio. Non si fa prendendo il post su facebook e portandolo lì nudo e crudo tanto per fare l’articolo (tanto come è trenta è trentuno ed aiutano ad aggiungere visualizzazioni). L’informazione non si fa puntando il dito verso “presunti” untori ritornando ai Promessi Sposi. L’informazione non si fa dando al lettore il sangue. Meglio un articolo in meno, meglio qualche visualizzazione in meno, ma fare un’informazione reale, senza scopiazzamenti o puntare il dito verso questo o quell’altro presunto “untore”. Leggiamo in questi giorni di positivi contagiati, con tanto di pontificazione, da questo o da quello (e siccome per deontologia il nome non si fa, poco male, si gioca ad “Indovina chi?” mettendo nell’articolo riferimenti inequivocabili, facendo passare praticamente in secondo piano il nome). È forse questa la professionalità? No. Questo è il fondo (già sfondato) che può raggiungere chi millanta di fare informazione e, soprattutto, vuol far credere di fare un servizio alla collettività. Questo è un servizio al proprio egocentrismo, troppo vuoto di veri valori e che va riempito con questa spazzatura.
È un momento delicato che dovrebbe anche permettere di farci riflettere sulla nostra condizione umana. A che cosa servono le “medagliette” che vorremmo ostentare, sempre in nome della collettività? Assistiamo a corse di “filantropi” che non perdono occasione, ancor prima di far nascere il bue, di vendere fegato e tutto il resto con tanto di proclami, articoli, interviste (fortunatamente non si possono fare processioni pubbliche, ma altrimenti avremmo visto anche quelle), paventando di essere responsabili e interessati alla comunità. Ben vengano questi gesti, soprattutto quelli dove la mano destra non sa cosa stia facendo la sinistra. Quelli, a nostro modesto parere, ci sembrano i più veri, o meglio sono sicuramente disinteressati. Senza, ovviamente, condannare in toto i filantropi automessi in mostra come moderni farisei. Perché spogliatili del fumo, magari un pezzo di arrosto si trova anche lì. E in questo momento qualunque cosa possa portare un beneficio alla collettività sul fronte del Coronavirus è ben accetto. Se fatto con responsabilità e correttezza morale, ancor di più.


La Redazione
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