DL CURA ITALIA. Lo sdegno del presidente della Confcommercio di Nicosia

Il Coronavirus sta sicuramente cambiando le nostre abitudini e la nostra visione del mondo. Ha mostrato le nostre debolezze e le nostre ingenuità. Ha mostrato il fallimento della globalizzazione e dell’Europa. E ha mostrato (se ce ne era ancora bisogno) l’inadeguatezza e la mediocrità di questo Governo. In casi di emergenza come questi (è la storia a dirlo e non noi) chi ha visto la propria linea smentita dai fatti si è, con dignità, dimesso. Ad esempio ciò è successo dopo Caporetto. La Pandemia del COVID-19 è stata una Caporetto ma ancora stan lì a governare gli stessi che non hanno ascoltato i consigli dei governatori del Nord. Fatta questa importante premessa (a cui vogliamo aggiungere la considerazione che in un momento emergenziale sarebbe stato molto più opportuno un “Governissimo” o ancor meglio un Governo del Presidente della Repubblica). Ma memori della promessa che abbiamo fatto di non “infierire” (o meglio “analizzare criticamente”) quanto sta avvenendo (coprendo gli occhi sugli innumerevoli errori che stanno avvenendo) fino a che non finisce l’emergenza Cornavirus (per poi dar fiato alle trombe), non possiamo restare in silenzio dinnanzi a quello che forse è l’atto più penoso e più vile della storia Repubblicana nei confronti del popolo delle Partite IVA, ovvero il recente decreto ribattezzato con proclami urbi et orbi “cura Italia” ma che in realtà sembra essere il decreto “estrema unzione per l’Italia”. E basta concentrarsi sulla cifra destinata ai detentori di partita IVA, quei famosi 600 euro, cifra di gran lunga minore del “fantasmagorico” reddito di cittadinanza. Vogliono forse dire con questa misura che un commerciante, che con dignità si alza la mattina alle 5:00 e va a lavorare con il sole che spacca le pietre o con la neve, con la febbre a 40°C e con vari malanni vale meno di un disoccupato (quando non lavora a nero) che percepisce un reddito solo per scaldare il divano? Non sono io a pormi questa domanda, ma i fatti che testimoniano l’inefficienza di questa misura assistenziale (meglio definibile mancetta), ma anche le reazioni che sono state scatenate dalla pubblicazione di questo decreto. Tra tutte spicca quello del Presidente della Confcommercio di Nicosia che su Facebook ha smosso gli animi (correttamente) con le seguenti parole cariche di nobiltà e di sdegno allo stesso tempo.
“Vorrei che questo mio commento arrivi al Presidente Conte e al Ministro dell’Economia.
Illustri politici Italiani, dopo aver letto la GAZZETTA UFFICIALE. da commerciante mi sento veramente offeso!! Ci state solo spostando “ripeto spostando” delle tasse, che comunque avremmo potuto spostare lo stesso pagando una sovrattassa. Penso, invece, che ci vogliate umiliare con la piccola somma di € 600,00 una tantum. Siccome i commercianti, sono i primi sostenitori economici dello stato, mi sento veramente indignato di tutto ciò. Voglio portare un esempio: un bar, un ristorante una qualsiasi attività commerciale paga solo di luce più di € 600,00 mensili! Concludo dicendo che non possiamo essere trattati meno di chi prende il reddito di cittadinanza per non fare niente. Speriamo tanto che passi subito questo momento veramente critico per la Nostra Nazione, perché siamo abituati a lavorare anche con la febbre a 40°, senza aspettare l’elemosina. Grazie!!”
Sentito al telefono il Presidente Insinga e chiestogli una proposta da suggerire a questo Governo sordo e grigio e che trova i soldi, quelli “veri”, quando c’è da salvare qualche banca, ci viene risposto il “Decreto Frigorifero”, cosa che in questi minuti si sta proponendo da più parti e che prevede il congelamento di tutti i pagamenti in uscita/entrata per un periodo temporale. Ma ancor prima di congelare, vibra forte una richiesta che facciamo nostra e che da questo piccolo angolo speriamo possa raggiungere qualche persona in più. Perché questa richiesta non è una pretesa, ma rappresenta il coronamento di una vita di sacrifici, rappresenta l’elevatezza dello spirito umano, rappresenta ciò su cui si fonda la Nostra Repubblica. La richiesta è “Lasciateci lavorare”. Giusto, attenzione, che la salute è il Nostro primo e sacro bene, ma se il Governo, come sta dimostrando con misure prese a metà (il Presidente Insinga ci fa riflettere su come a breve si pagheranno le pensioni e dato che Poste e Banche non sono chiuse si formeranno degli assembramenti che renderanno vani tutti gli slogan di #iorestoacasa), non riesce a salvaguardare il Nostro bene più prezioso, meglio che si faccia di lato se ha ancora un briciolo di dignità, e permetta all’ossatura forte, allo scheletro, al cuore di questa Nazione, ovvero i commercianti, di far rialzare (ancora una volta) la Nazione. Perché altrimenti la cecità non solo ci porterà alla distruzione della Nostra salute ma, dopo questi tragici giorni, ci farà piangere la chiusura e la morte del nostro tessuto economico.
E tutto ciò noi non possiamo e non dobbiamo permetterlo!

Alain Calò


La Redazione
Autore -


'DL CURA ITALIA. Lo sdegno del presidente della Confcommercio di Nicosia'

Nessun commento per questo articolo!

Inviaci un tuo commento

il tuo indirizzo email non viene pubblicato.

Copyright© 2017 | www.94014.it Tutti i diritti riservati | Policy Privacy | Credits: All inclusive | Testata giornalistica iscritta al Tribunale di Enna al n. 3 - 11.10.2019 | Direttore Responsabile: Massimiliano Ragusa | Editore: All inclusive P. Iva 01076510864