COVID. NON DIMENTICHIAMOCI DEI COMMERCIANTI LOCALI, AMICI DELLA PORTA ACCANTO, EROI IN QUESTI TEMPI

Il Coronavirus ha ripreso piede nelle nostre realtà. E, purtroppo, un dato di fatto è che anche la paura sta ritornando a riempire i nostri giorni. Nessuno qui vuole dire che non bisogna avere paura, ma di certo non bisogna arrivare alla psicosi, perché altrimenti siamo già morti. Che vita è, infatti, una vita riempita da timori e da paure? Che vita è una vita in cui se non si ricorda di aver lavato le mani una volta sale la pressione a 300? Non vogliamo essere tacciati di negazionismo, ma la convivenza col Coronavirus non è nient’altro che la convivenza di un diabetico con i dolci: sa che li deve evitare e li evita. Non chiudiamo le pasticcerie e non ci vietiamo di mangiare dolci per il semplice fatto che rischiamo il diabete. Stiamo, semplicemente, attenti. Similmente dobbiamo fare col Coronavirus perché, altrimenti, non moriremo di certo di questa pandemia ma moriremo di fame. Primi fra tutti i nostri commercianti, ossatura forte delle nostre realtà. Già, infatti, vediamo nelle nostre strade che i piccoli negozi sono sempre più vuoti. Meno gente acquista locale per paura di uscire preferendo comprare online. L’amico della porta accanto che è stato il commerciante oggi è diventato il nemico portatore di virus. E questo è un mea culpa di tutti i media, che ci stanno bombardando con tutte queste notizie catastrofiche, dovranno prima o poi espiare perché l’informazione terroristica sarà responsabile (dopo ovviamente il Governo con le scellerate misure) del crack economico italiano. Non abbandoniamoci alla psicosi. È necessario semplicemente tenere la mascherina, mantenere le distanze di sicurezza e igienizzarsi le mani per evitare l’infezione e poi possiamo condurre una vita normale. Dobbiamo ritornare a popolare i negozi locali. Dobbiamo ritornare a comprare locale. Perché, dopo il Governo e l’informazione, la colpa del crack italiano sarà nostra. E la nostra colpa sarà la più pesante perché, per paura, avremo fatto chiudere il vicino, l’amico, il commerciante che ci ha sempre accolto con un sorriso. Che ci ha sempre aiutato a scegliere il miglior prodotto. Che ci ha guidato con i suoi consigli. Che ha gioito con noi quando siamo stati soddisfatti. Perché adesso, nel momento del bisogno, non dovremmo ritrovare quello spirito di comunità? I commercianti, i nostri amici, hanno bisogno del nostro supporto. Dietro di loro ci sono famiglie, ci sono figli come i nostri, ci sono speranze come le nostre, ci sono i sogni come i nostri. Ci sono paure come le nostre. Stringiamoci moralmente attorno tutti come comunità. Per una volta seguiamo l’inno italiano: “Stringiamoci a coorte… l’Italia chiamò”. Questa è la battaglia del nostro presente. Uniamoci in modo che tutti un domani potremo mostrare ai nostri figli la più bella medaglia, non fatta di oro ma del materiale più prezioso: la gratitudine di non aver lasciato nessuno da solo e la gioia di essere usciti dall’incubo insieme.

Alain Calò


La Redazione
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