CAPIZZI. Il sindaco Purrazzo prosciolto. Il suo sfogo

Con la sentenza di non luogo a procedere per insussistenza del fatto emessa dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Enna,  Bruno, all’esito dell’udienza celebratasi giorno 5 maggio 2016, è stata messa la parola fine ad una incresciosa vicenda che mi ha visto personalmente coinvolto.

Il Giudice ha ritenuto insussistenti ed infondate le accuse propalate nei miei confronti dal consigliere comunale di minoranza, Prestifilippo Cirimbolo Antonino, ed arrivate alla Procura di Enna per il tramite del Comando carabinieri di Capizzi: era stato richiesto il mio rinvio a giudizio innanzi al Tribunale penale di Enna perché, a dire degli accusatori, io avrei commesso il reato di cui all’art. 328 comma 2 del codice penale (omissione di atti d’ufficio) in concorso con il responsabile del settore amministrativo del Comune di Capizzi.

Il Consigliere Prestifilippo Cirimbolo il 10 dicembre 2014 aveva richiesto il rilascio di copia di una serie di documenti, tra cui il registro dell’ufficio di protocollo a far data dall’01.07.2013 (20 giorni dopo le elezioni comunali) al 09.12.2014 (il giorno antecedente la richiesta).

Nell’assoluto rispetto dei termini di legge ho riscontrato la richiesta del consigliere comunale trasmettendola lo stesso giorno agli uffici competenti per il rilascio e, ricevute tutte le comunicazioni venerdì 9 gennaio 2015, ho trasmesso gli atti al consigliere richiedente lunedì 12 gennaio 2015. Allo stesso, tuttavia, non è stata consegnata la copia integrale del registro del protocollo, ma una comunicazione a firma del responsabile dell’ufficio di segreteria con cui, stante le pronunce giurisprudenziali e la costante prassi amministrativa, si invitava il consigliere comunale a concordare con il responsabile dell’ufficio di protocollo i termini ed i modi per l’accesso agli atti.

Poiché l’intento del consigliere Prestifilippo Cirimbolo, evidentemente, non era quello di avere l’accesso agli atti, egli, anziché recarsi presso gli uffici comunali ed avere le copie di tutti gli atti richiesti, pretestuosamente segnalava al Prefetto, all’assessorato regionale Autonomie locali, ai carabinieri di Capizzi e alla Procura  di Enna, il mancato rilascio degli atti, chiedendo l’intervento delle autorità “al fine di ripristinare un clima di legalità all’interno del Comune di Capizzi”, specie perché “tale anomala situazione è stata più volte discussa anche con il Sindaco, che spesso ha assunto comportamenti poco rispettosi del ruolo che ricopre, esternando affermazioni alquanto inopportune e tendenti allo sminuimento della figura del Consigliere Comunale, specie se di opposizione”.

Più volte, inutilmente, è stato suggerito a Prestifilippo Cirimbolo che avrebbe ben potuto esercitare il legittimo e sacrosanto diritto di accesso recandosi presso l’Ufficio protocollo, in uno spirito di leale collaborazione che deve sussistere tra gli amministratori, il consigliere eletto e la struttura burocratica dell’ente (indicazione fornita al consigliere Prestifilippo Cirimbolo anche dall’assessorato Enti locali della Regione Sicilia con nota del 15.06.2015).

Il consigliere Prestifilippo Cirimbolo, imperterrito e fermo sulle proprie posizioni, continuava la propria battaglia, finalizzata non già ad avere la copia degli atti in questione, bensì alla rimozione del sindaco Purrazzo (come da richiesta presentata da lui, unitamente al consigliere Briga, alla Regione Sicilia).

Questo perché il sindaco Purrazzo (coadiuvato dal gruppo che lo sostiene) è reo di avere violato il clima di legalitá che da sempre regnava nel Comune di Capizzi in passato, allorché il Prestifilippo Cirimbolo ricopriva, di volta in volta, le cariche di assessore, consigliere comunale di opposizione e vicesindaco.

La segnalazione del consigliere approdava, dopo una celerissima indagine della Stazione dei carabinieri di Capizzi, alla Procura di Enna, a seguito della quale sono stato iscritto nel registro degli indagati, unitamente al responsabile dell’ufficio di segreteria.

Status di indagato che si è protratto fino al 5 maggio 2016, quando il Gup ha ritenuto insussistente il reato contestatomi ed infondati i fatti di cui alla segnalazione del Prestifilippo Cirimbolo e, accogliendo la tesi difensiva sostenuta dal mio difensore, l’avvocato Vincenzo Faraone, e dal difensore del responsabile dell’ufficio di segreteria, l’avvocato Giuseppe Scillia, ha dichiarato con sentenza il non luogo a procedere nei miei confronti e nei confronti del responsabile dell’ufficio di segreteria.

Il tentativo di “mascariare” la mia persona è fallito. Questa vicenda, purtroppo, avrà i suoi strascichi sulla comunità capitina: chi dovrà sopportare i costi delle spese legali sostenute?

Giacomo Leonardo Purrazzo


La Redazione
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