6 Gennaio: Befana, Re Magi e cos’altro?

Il 6 gennaio in Italia si festeggia l’Epifania sin da tempi remoti, fatta eccezione per il periodo che va dal 5 marzo 1977 fino al 1985, in quanto una legge aveva annoverato il giorno dell’Epifania tra le date che cessavano di essere festive, ma poi, 8 anni dopo, fu ripristinata (dal governo Craxi).

Per la Chiesa cattolica, l’Epifania è la commemorazione della visita dei re magi a Gesù bambino e si celebra il 6 gennaio, mentre per la Chiesa ortodossa ed altre Chiese di rito orientale l’Epifania commemora il battesimo di Gesù e si celebra il 19 gennaio.

In realtà, però, in origine la festa dell’Epifania nulla avrebbe a che fare con Gesù. Infatti, sarebbe sorta molti secoli prima della sua nascita, in riferimento ai riti pagani dell’agricoltura. Anticamente, dopo il solstizio d’inverno era diffusa l’idea secondo cui, per propiziare la fertilità dei raccolti e delle erbe curative, volasse sopra i campi dapprima la figura di Madre Natura e poi, nel corso dei secoli, la Dea Diana, dea delle coltivazioni, della caccia e delle fasi lunari.

Durante il Medioevo, però, al fine di estirpare tutti i riti pagani, la Chiesa cattolica trasmutò l’immagine della dea Diana e delle sue ninfe in quella di streghe vecchie e brutte a cavallo di scope volanti, un archètipo della nostra befana tutta italiana, che all’estero non esiste.

Il nome “befana” deriva proprio dalla parola “epifania”, che significa “manifestazione divina”, nel corso dei secoli storpiata prima in “bifania”, poi in “beffania”, fino all’attuale “befana”. La scopa della befana è simbolo di pulizia, nelle case così come nelle anime, ed i suoi abiti e i suoi stivali logori simboleggiano la morte dell’anno passato, nella speranza che il nuovo anno possa portare rinascita e prosperità.

Il carbone che donerebbe ai bambini cattivi è legato alla considerazione della cenere come una sorta di purificazione, in riferimento agli antichi riti per cui si bruciavano dei fantocci come segno di rinnovamento per il nuovo anno, tradizione tutt’oggi radicata in diverse parti del mondo.

La figura della befana fu poi legata alla storia della nascita di Gesù dalla Chiesa cattolica mediante la storia per cui un’anziana signora, dopo aver rifiutato l’invito dei re magi a seguirli per adorare Gesù bambino, si pentì e cominciò a vagare eternamente portando doni ai bimbi in ricordo dei doni che non poté recapitare a Betlemme al piccolo Messia.

All’estero, invece, la figura della befana non esiste, mentre risulta comune quella dei re magi, i sacerdoti astrologi che seguirono la stella cometa per giungere alla grotta in cui era nato Gesù. La parola “Magi” era un titolo che nell’impero persiano si affidava ai sacerdoti dello Zoroastrismo, una religione ed una filosofia (al tempo diffusissima in Asia) che traeva i propri insegnamenti da Zarathustra. I loro nomi hanno una valenza simbolica: Baldassarre significa “sia salva la vita del Re”, Gaspare “signore del tesoro” e Melchiorre “re della luce”.

I doni che portano sono anch’essi simbolici: l’oro viene donato dall’anziano Melchiorre per omaggiare il re dei re, l’incenso viene donato dal giovane Gaspare per riconoscere la natura divina di Gesù, e la mirra viene donata dal moro Baldassarre per celebrare l’umanità di Gesù. La mirra deve il suo nome alla parola semitica “murr” che vuol dire “amaro” ed è una gommaresina aromatica estratta dalla corteccia di un albero. Fin dall’antichità, per le sue proprietà antisettiche e antibatteriche, la mirra era preziosa come rimedio contro le affezioni delle vie respiratorie e anche nel culto dei morti per ungere i corpi (dono perfetto per Gesù in quanto “Cristo” è la traduzione greca del termine ebraico “Messia” che significa esattamente “unto”).

All’estero le tradizioni dell’Epifania sono diversificate e a tratti bizzarre. Per le nazioni di religione ortodossa il 6 gennaio non è il giorno dell’Epifania, bensì, secondo il calendario giuliano, quello del Natale. In Russia il 6 gennaio Padre Gelo porta i regali accompagnato dalla simpatica vecchietta Babuschka, mentre l’Epifania viene celebrata il 19 gennaio con il rito del “kreshenie” per cui le persone si immergono nelle gelide acque di fiumi e laghi e addirittura all’interno delle chiese ortodosse in vasche allestite per l’occasione, commemorando il giorno in cui Gesù, all’età di trent’anni, fu battezzato da suo cugino Giovanni Battista nel fiume Giordano. D’altronde, battezzare significa proprio “immergere”.

Similmente, in Bulgaria, così come accade anche in Turchia ed in Grecia con la tradizione della “Theofania (“benedizione delle acque”), i sacerdoti gettano un crocifisso nelle acque gelide di fiumi e laghi e gruppi di ragazzi si tuffano per recuperarlo e ricevere benedizione ed onori.

In Islanda l’Epifania è chiamata “il tredicesimo giorno” e dall’11 dicembre fino al 25 la tradizione prevede l’arrivo di un Babbo Natale al giorno, che, dal 25 dicembre in poi, se ne andranno uno alla volta fino al giorno in cui l’ultimo Babbo Natale decreterà la fine delle feste.

In Germania, in segno di benvenuto ai re magi nella speranza che la loro visita porti prosperità per il nuovo anno, nei balconi si legge “CMB”, l’acronimo che alcuni sostengono sia un’abbreviazione del latino “Christus mansionem benedicat” (“Cristo ha protetto questa casa”), mentre per altri è l’acronimo dei nomi dei tre Magi (per cui la C sta per Caspar, Gaspare in tedesco). Tale acronimo viene usato anche in Polonia, dove la tradizione prevede anche una gran parata in cui, a Varsavia, è presente persino un drago. In diverse parti del mondo assistiamo alle parate dei re magi, spesso personificati da uomini in carne ed ossa o da giganti di cartapesta, ma il caso di Varsavia è di certo il più peculiare.

Le tradizioni sull’Epifania riguardano anche la gastronomia: il dolce tipico in diversi luoghi del mondo è una torta decorata da frutti canditi colorati (che simboleggiano i gioielli incastonati nelle corone dei re magi), che al suo interno nasconde una fava (come accade nella “galette des rois” francese o nel “roscòn de reyes” spagnolo) oppure un pupazzetto di plastica raffigurante Gesù bambino (nella “rosca de reyes” messicana). Chi trova questa sorpresa nella sua fetta di torta, paga la torta per tutti, diventa re o regina della festa o, nel caso del Messico, diventa simbolicamente il padrino di Gesù.

Inoltre, in Spagna, oltre al dolce tipico ed alle bellissime parate dei re magi, i bambini lasciano delle scarpe piene di paglia (simbolicamente affinché i cammelli dei re magi possano nutrirsene), per poi ritrovarle piene di dolciumi il mattino seguente.

Buona Epifania a tutti voi!

Marzia Marassà


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